mercoledì 5 giugno 2013

Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme

[di Benedetto Randazzo]
Il 5 Giugno 2013, era la Giornata mondiale per l'ambiente, promossa dall’ONU.
Anche il Corpo Forestale dello Stato era presente stamattina a Piazza San Pietro, con i 200 Allievi Vice Ispettori del 38° Corso "Fiume Tanaro" accompagnati dal direttore della Scuola di Cittaducale, Dr. Umberto D’Autilia, e dal direttore del Corso, Dr. Antonio Santaniello.
In Piazza San Pietro abbiamo visto e sentito un Pontefice «ecologico»: "I soldi comandano. Dio nostro padre ha dato il compito di custodire la terra non i soldi, a noi: gli uomini e le donne".
All’udienza generale, secondo le agenzie di informazione, erano presenti oltre 80mila fedeli, Papa Francesco dapprima ha compiuto un lungo giro in jeep scoperta per salutare la folla, fermandosi più volte nei diversi settori.
Il Papa, nel suo intervento di circa 15 minuti, ha “tuonato” contro gli sprechi: “Il cibo che si butta via è come se fosse rubato dalla mensa di chi è povero. I nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo preparato, davano il giusto valore alle cose, che va ben al di là di quello economico”.
Con queste ed altre parole Papa Francesco ha voluto lanciare un forte richiamo alla necessità di eliminare gli sprechi della distruzione di alimenti, esortando a rifiutare “la cultura dello scarto che ci rende insensibili”. Con questa cultura anche “le persone vengono scartate, come se fossero rifiuti”.
Oggi al centro del creato non c’è più l’uomo: “Ciò che domina, quello che comanda, oggi è il denaro. I soldi comandano. Dio nostro padre a noi ha dato il compito di custodire la terra non i soldi…. Così uomini e donne vengono sacrificati all’idolo del consumo e del guadagno”. “I drammi di tanti persone - ha aggiunto - finiscono per entrare nella normalità: se una notte d’inverno in piazza muore una persona non fa notizia. Se in tante parti del mondo ci sono bambini che non hanno da mangiare non fa notizia….. Tutto ciò ormai sembra normale. Ma non può essere così: quello che muore non è notizia, ma se si abbassano di dieci punti le Borse, è una tragedia. Così le persone vengono scartate come se fossero rifiuti. Questa «cultura dello scarto» tende a diventare mentalità comune”.
Papa Francesco con il suo intervento ha inteso sottolineare quello che era il tema a cui era dedicata la Giornata Mondiale dell’Ambiente quest’anno: la lotta allo spreco e alla perdita di cibo e ad altri importanti argomenti tra i quali il rispetto e la cura del creato, la cultura della solidarietà e della condivisione con i più bisognosi.
«Vorrei che prendessimo tutti il serio impegno di rispettare e custodire il creato… coltivare e custodire il creato è un indicazione di Dio data a ciascuno di noi, è parte del suo progetto: vuol dire fare crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo, perché sia un giardino, un luogo abitabile per tutti».

venerdì 24 maggio 2013

Notizie


Una lezione di vita e di coraggio

Il 23 maggio 1992, sull'autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci e a pochi chilometri da Palermo, persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.
Se non sentiamo che quel tritolo ha ucciso anche noi, allora la memoria diventa solo celebrazioni e retorica.
Queste morti graffiano dentro le nostre coscienze e ci costringono a fare di più. Tutti. Il 23 maggio è una lezione di vita e di coraggio, una lezione di cui non conosciamo ancora tutte le verità. In Italia, purtroppo, non c'è una strage di cui si conosca a pieno la verità.

A Palermo per non dimenticare

 «Oggi è una giornata importante e non scordate mai questa data» ha detto il neoministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, salutando i quasi tremila ragazzi in arrivo con le Navi ribattezzate “Giovanni” e “Paolo”. Citando lo slogan dello striscione sorretto dai ragazzi sbarcati dalle Navi della legalità (‘Giovanni Falcone, le tue idee cammineranno sulle nostre gambe) la ministro si è rivolta ai ragazzi dicendo: «anche il vostro futuro camminerà sulle vostre gambe». “Il peggior nemico della mafia è la scuola – ha infine aggiunto. Il 23 maggio è una data scolpita nella coscienza e vorrei che rimanesse nella memoria e nella storia”. Un viaggio, quello affrontato quest’anno dagli oltre mille studenti in arrivo da tutta Italia e le rappresentanze giunte da 13 Paesi europei, che ha affrontato anche il maltempo. Ma – come spiega ai giornalisti presenti a Palermo, il presidente del Senato, Piero Grasso, le Navi della Legalità sono riuscite a partire anche quest’anno. «Al momento di partire stavamo per abbandonare l’idea ma abbiamo deciso che le sfide vanno affrontate e abbiamo vinto questa sfida». «Sarebbe stata una giornata molto diversa senza questa accoglienza e l’unione di tutta, di tutta l’Italia qui – ha aggiunto -. È un bellissimo giorno, la Sicilia è sempre accogliente con tutti quelli che vengono in questa terra».
“Serve un impegno continuo. Non li hanno uccisi – ha detto sulla Nave partita da Napoli, il presidente di Libera, Don Luigi Ciotti. Ma è essenziale ha aggiunto trasformare i “no” in “Noi”. Non siamo cittadini a intermittenza ma sempre. Non basta commuoversi, bisogna muoversi di più tutti insieme”.

Don Andrea Gallo

Diceva: "i miei vangeli non sono quattro… Noi seguiamo da anni e anni il vangelo secondo De Andrè, un cammino cioè in direzione ostinata e contraria. E possiamo confermarlo, constatarlo: dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fiori”.
Forse il modo migliore per ricordare Don Andrea Gallo, scomparso a Genova dopo una lunga malattia all’età di 85 anni, sarebbe proprio quello di ripercorrere la sua parabola umana attraverso le sue stesse parole e quelle, intense e illuminanti, di un suo illustre concittadino, quel Fabrizio De Andrè che fu – come Don Gallo – il paladino degli ultimi e degli oppressi.
Accomunati da uno stesso ideale (civile per Faber, civile e spirituale per il “prete di strada”), hanno entrambi speso la loro vita combattendo la più nobile delle battaglie, l’uno con l’arma folgorante della poesia, l’altro con la forza di un amore veramente cristiano. Solo il tempo dirà se usciranno sconfitti o vincitori. In ogni caso, hanno combattuto dalla parte giusta.

100 mila per Don Pino Puglisi:

"Brancaccio ha un santo in più in paradiso"


“Imputato, dica alla Corte perché l'avete fatto”


“Quel prete prendeva i ragazzi dalla strada, ci martellava con la sua parola, ci rompeva le scatole”....


20 anni fa il prete fu ucciso dalla mafia
Don Pino Puglisi, fede e coraggio
15 settembre 1993: morte annunciata (Leggi tutto su: "Io Reporter"...)


di Francesco Inguanti – su www.siciliainformazioni.com
Palermo si prepara alla beatificazione di don Pino Puglisi che avverrà sabato 25 alle ore 10,30 al Foro Italico forse con più trepidazione dell’ottobre del 2010, quando giunse a Palermo Benedetto XVI. La ben collaudata macchina organizzativa di allora si è rimessa velocemente in moto quando è apparso chiaro che le preoccupazioni iniziali, che facevano ritenere di non riuscire a riempire lo stadio Lorenzo Barbera, hanno fatto posto alla ben più bella soddisfazione di una previsione di pellegrini di maggiori dimensioni.
“Navighiamo ormai verso quota 100.000” fanno sapere dalla Curia palermitana, in un misto di mal celata preoccupazione e visibile gioia.
Le iniziative già svolte e da svolgere per prepararsi all’evento ormai non si contano più. A quelle rinvenibili sul sito ufficiale della Diocesi vanno aggiunte quelle spontanee, nate nelle parrocchie e tra i movimenti.
Brancaccio torna ad essere sotto i riflettori. Il quartiere vive la vita di sempre tra degrado e indifferenza. Stesse macchine parcheggiate sui marciapiedi, stessa immondizia da raccogliere, poco viavai di clienti nei negozi. Il disinteresse sembra prevalere.
Ma appena nomini don Pino il clima cambia. Don Pino è vivo e presente non solo nei ricordi, ancora molto vivi, ma soprattutto nel patrimonio di testimonianza cristiana e solidarietà umana che ha lasciato. Come dire: pensatela come volete, ma non toccate don Pino.
Don Maurizio Francoforte è l’attuale responsabile della parrocchia di San Gaetano. Giunto a Brancaccio 5 anni fa, dopo una qualificata “gavetta” di due anni allo Zen, col compianto padre Galizzi e di 4 anni al quartiere Zisa, dall’ottobre del 2008 ha raccolto il testimone di don Pino e lo porta avanti con lo stesso stile e la stessa dedizione. Blue jeans e maglietta, croce al colletto, corporatura minuta, utilitaria da rottamare, sembra una sorta di reincarnazione di don Puglisi

Apri la bocca e fai fuoco...

[Fiorella Mannoia]
Questa Italia non mi piace….
Io faccio parte di quei milioni di italiani e non siamo pochi: siamo la metà del Paese, che non si riconoscono in questo Governo, che non si riconoscono nemmeno in questa opposizione. Noi siamo “figli di nessuno”, quelli della terra di mezzo, quelli che scrutano l’orizzonte sperando che si palesi qualcuno, che ne so, un uomo, una donna, un gruppo volenteroso di persone, che ci tiri fuori dal pantano in cui siamo, fuori da questa crisi economica, culturale, etica, morale, in cui siamo sprofondati; me lo auguro di tutto cuore.
Io lo so che “ci vogliono lavorare i fianchi” per vederci rassegnati…. e invece no, meglio sognare che rassegnarsi…. Rassegnati mai !
Siccome penso che abbiamo un’unica arma, che è la nostra voce, facciamo sentire la nostra voce, non facciamoci mettere il bavaglio. Apriamo la bocca e facciamo fuoco!

giovedì 23 maggio 2013

Don Andrea Gallo

Diceva: "I miei vangeli non sono quattro… Noi seguiamo da anni e anni il vangelo secondo De Andrè, un cammino cioè in direzione ostinata e contraria. E possiamo confermarlo, constatarlo: dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fiori”. 
Forse il modo migliore per ricordare Don Andrea Gallo, scomparso a Genova dopo una lunga malattia all’età di 85 anni, sarebbe proprio quello di ripercorrere la sua parabola umana attraverso le sue stesse parole e quelle, intense e illuminanti, di un suo illustre concittadino, quel Fabrizio De Andrè che fu – come Don Gallo – il paladino degli ultimi e degli oppressi. 
Accomunati da uno stesso ideale (civile per Faber, civile e spirituale per il “prete di strada”), hanno entrambi speso la loro vita combattendo la più nobile delle battaglie, l’uno con l’arma folgorante della poesia, l’altro con la forza di un amore veramente cristiano. Solo il tempo dirà se usciranno sconfitti o vincitori. In ogni caso, hanno combattuto dalla parte giusta.

venerdì 3 maggio 2013

Omicidio Ilaria Leone


Comunicato stampa

omicidio Ilaria Leone
Castagneto Carducci li 3/5/2013
Il Tavolo per la Pace della val di Cecina, appresa la gravissima notizia dell’omicidio di Ilaria Leone, giovane ragazza di Castagneto Carducci, trovata morta ieri mattina nella campagna intorno al paese, esprime una forte condanna a questo atto di violenza inaudita che ancora una volta vede coinvolta una donna come segno sacrificale di una brutalità e di una aggressività sempre in aumento in questa brutta società che sempre più assomiglia ad un insieme di “bruti e  bestie”, come affermava Dante nella Divina Commedia, purtroppo “la virtute e conoscenza” è una meta ancora lunga da raggiungere e nel frattempo le donne sono costrette a pagare questo pesante tributo, non più accettabile, non più sopportabile, non solo per una famiglia distrutta dal dolore ma anche per una intera comunità che stasera (venerdì) alle ore 21,30 in Piazza del Popolo a Castagneto Carducci parteciperà ad una veglia per Ilaria, organizzata dal Comune che chiama a partecipare tutti coloro che vogliono dire ORA BASTA a questo stato di cose. Anche il Tavolo per la Pace della val di Cecina invita tutti a partecipare alla veglia per dire con il proprio silenzio e con la propria presenza che questo NO non lo accettiamo più. Basta sacrifici sul corpo delle donne.

venerdì 26 aprile 2013

Partigiani d'altra sponda

Per “I Partigiani d’altra sponda”

L'Anniversario della liberazione viene festeggiato il 25 aprile di ogni anno e rappresenta un giorno fondamentale per la storia d'Italia: la fine dell'occupazione nazista ed il termine del ventennio fascista.
Convenzionalmente fu scelta questa data, perché il 25 aprile 1945 fu il giorno della liberazione di Milano e Torino.
La Resistenza affonda le sue radici nell’antifascismo, nel periodo del suo avvento negli anni 20, anche se convenzionalmente viene collocata nel periodo 8 Settembre 1943 (armistizio di Cassibile) – 25 Aprile 1945.
La storia della liberazione della Sicilia ha invece una collocazione storica e connotati diversi: cominciò con “l’operazione HUSKY”: con lo sbarco in Sicilia degli Anglo-Americani 9-10 Luglio 1943 a Gela e Siracusa.
I siciliani emigrati si ritrovarono improvvisamente con le famiglie risucchiate al di la del fronte della guerra, impossibili da raggiungere, mentre i nazifascisti si spostavano verso nord, consumando gli eccidi più efferati della guerra.
Una liberazione con “connotati diversi” perché fu concordata dagli Anglo-Americani con “cosa nostra” fin dallo sbarco ed ancora prima: accordi preliminari tra rappresentanti del governo USA e chi aveva il potere di influenzare favorevolmente la popolazione allo sbarco: LA MAFIA.
(Fonte notizie: relazione della commissione parlamentare antimafia - 1976).
Il gangster italo-americano Lucky Luciano, che stava scontando 15 anni di carcere, su incarico dell’O.S.S. (servizio di intelligence USA), attivò una fitta rete di contatti tra "cosa nostra" U.S.A. e Boss Siciliani: la storia ci racconta che il Gen. Patton con le sue truppe raggiunse Palermo in soli 7 giorni ed occupò la Sicilia in 38 giorni, ma racconta pure che l’O.S.S. diede vita ad un’operazione parallela allo sbarco: “l'operazione underworld” nell’isola di Favignana, per liberare dal carcere i boss mafiosi detenuti.
In pochi giorni 850 uomini d’onore furono arruolati fra le truppe alleate, fra questi venne arruolato come ufficiale di collegamento del cosiddetto "mafia circle", Michele Sindona ed un certo Licio Gelli; ben 62 di loro diventeranno sindaci di comuni siciliani nel 1946, mettendo di fatto una pericolosa ipoteca sul futuro dell’isola. (per chi volesse approfondire consiglio: questo sito)
Per i suoi servigi Lucky Luciano venne graziato dagli americani, nel 1946 tornò a Napoli alla fruttuosa attività di contrabbando di sigarette e traffico di eroina.
Sarebbero questi i partigiani d’altra sponda? NO!  Tutt’altro!


Partigiano d’altra sponda,
ho conosciuto mafiosi, anziché fascisti,
la differenza non era poi molta:
stesse indicibili violenze,
stesso sistema di paura
 stessa scientifica teoria del silenzio,
stesso teschio come simbolo.
Sempre col vecchio dilemma
se rispondere allo stesso modo
o se scegliere la non–violenza,
se subire l’esercizio del ricatto
e sperare nella protezione dello stato
 oppure organizzare passaggi di lotta armata.
Nella teoria del rosso si amalgamano le arance,
i gelsi, il melograno, il pomodoro, il sangue.
Ogni giorno trangugi la bibita e ti predisponi all’assuefazione.
Nei casi di ordinaria eversione c’è l’emarginazione
per la scheggia impazzita c’è l’eliminazione.
[Salvo Vitale]

La Resistenza e la lotta di liberazione dei “partigiani d’altra sponda” è cominciata molto tempo prima: come lotta di classe per la liberazione dalla schiavitù del latifondismo, dando vita alla fine dell’800 al più grande movimento contadino europeo: i "fasci siciliani", movimento popolare di rivolta contro la nobiltà ed il latifondo difesi con le armi da “Gabelloti e Campieri” progenitori della Mafia.
108 morti negli scontri fra il 1893 ed il 1894 nella repressione armata dello Stato a difesa della nobiltà e del sistema feudale sopravvissuto all’Unità d’Italia.
Fu lunga anche la serie di morti e di oppositori al regime fascista: l’Italia ricorda in quegli anni Giacomo Matteotti (1924), Antonio Gramsci (1937), il cervello a cui si voleva impedire di pensare.
In Sicilia Bernardino Verro (Sindaco di Corleone); Nicola Alongi…
Ma se con il 25 aprile 1945 si concludeva la resistenza con la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista e da li a poco, gli orrori della secoda guerra mondiale, in Sicilia si continuava a morire (Niccolò Azzoti, 1946…): una lunga serie di Sindacalisti, capi popolo, contadini, che hanno proseguito la lotta del movimento contadino fino alla strage di Portella delle Ginestre (1° maggio 1947), ma anche dopo: Accursio Miraglia 1947, Placido Rizzotto 1948, Peppino Impastato, Pio La Torre… fino ad arrivare ai nostri giorni: i “Partigiani d’altra sponda” uccisi dalla mafia sono oltre 1000…. una resistenza che non è mai finita, che non ha ancora conosciuto il suo "25 aprile".
Portella delle Ginestre: la prima strage di Stato dell’Italia repubblicana (1 maggio 1947), rappresenta sicuramente l’anello di congiunzione e la continuità (se mai ce ne fosse sato bisogno), fra la resistenza partigiana per la liberazione dal nazi-fascismo e la resistenza dei “partigiani d’altra sponda” per la liberazione dall'oppressione mafiosa. Ma su questa strage (ufficialmente) non è dato sapere di più: un vergognoso “segreto di Stato” copre ancora la verità su ciò che accadde il 1° maggio 1947 in Sicilia. Tanti gli interrogativi, fra tutti: perché armi in dotazione al battaglione 10° MAS della R.S.I. hanno sparato in Sicilia contro uomini, donne e bambini inermi in un periodo di pace?

La mafia non è certo un fenomeno d’altri tempi: complicità, connivenze, silenzio, sottosviluppo, hanno reso vano il sacrificio di chi l’ha contrastata compiendo il proprio dovere istituzionale (Magistrati, Forze dell’ordine) e di chi nella società civile si è impegnato con la Politica, con l’informazione e come semplice cittadino pagando con la vita, non solo il compimento del proprio dovere ma il semplice difendere la propria dignità di uomini liberi: proprio come veri partigiani…
Ecco perché questo 25 aprile deve essere vivo e non durare solo l’arco di un solo giorno!
Ecco perché deve parlare con un’unica voce: quella della della libertà, della legalità e della partecipazione.
Ieri i partigiani lottavano per la liberazione dal nazifascismo, oggi quel testimone lo hanno raccolto quanti si impegnano nella lotta contro la mafia compiendo il proprio dovere Istituzionale, come politici e come semplici cittadini.
Le radici della Resistenza sono proiettate nel futuro: il 25 Aprile non deve essere il cullarsi in un sentimento di romantica nostalgia, ma proseguire nel cammino intrapreso dai partigiani, che oggi significa tradurre la lotta antifascista in un’opposizione intransigente alle mafie.
Ogni anno puntualmente si sente dire che "chi commemora il 25 Aprile è di parte…."
E’ vero! Tutti quelli che commemorano il 25 Aprile e rinnovano la memoria, l’impegno con forza ed orgoglio sono di parte: della parte nella quale dovrebbero stare tutti quelli che si battono per la legalità, per i diritti, per la pace, per la giustizia e per la dignità umana!
Essere da quella parte oggi significa rafforzare lo spirito democratico per contrastare la criminalità: più fragile è la democrazia, più forti sono le mafie.
Questo non bisogna dimenticarlo proprio in questo momento dove la politica è quanto mai debole ed autoreferenziale.
Oggi bisogna trovare tutti insieme la forza ed il coraggio per restituire all'Italia quel profilo di affidabilità e credibilità nei valori di libertà e di democrazia, su cui si fonda la nostra Costituzione!

venerdì 19 aprile 2013

I diritti negati dalle guerre e i diritti traditi dalle mafie


Queste le due tematiche del concorso “Largo a Peppino Impastato”, nella sua seconda edizione, promosso dal Comune di Castagneto Carducci (LI), in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Castagneto Carducci, il Tavolo per la Pace della val di Cecina e il Circolo Arci Bassa val di Cecina, su cui gli studenti si dovranno cimentare con disegni, ricerche e quanto altro detta la fantasia.
Recentemente tre ragazzi che prestano servizio civile presso l’Arci di Cecina hanno tenuto altrettanti interventi sui temi della mafia, delle sue vittime e dei suoi protagonisti, coadiuvandosi con mezzi audiovisivi relativi a “Carte di Agrumi – 15 poster antimafia” mostra di Mauro Bubbìco, sulle tante vittime di mafia a partire da Rita Atria fino a Falcone e Borsellino ed il cartone animato "Giovanni e Paolo e il mistero dei pupi”.
Sul tema dei “diritti traditi dalle mafie” il 13 aprile c’è stato un incontro con le terze classi di Donoratico a cui ha preso parte Benedetto Randazzo, che fra le domande dei ragazzi, con l’ausilio di audiovisivi, ha raccontato la sua esperienza giovanile a Radio Aut e l’impegno civile di Peppino Impastato  in una terra difficile come la Sicilia dove la mafia Benedetto l'ha raccontata come “la zavorra del sottosviluppo che di fatto impedisce il radicamento di una sana cultura della legalità intesa come rispetto dell’uomo, della sua dignità, delle regole oltre che delle leggi…”.
Una cultura sicuramente importante, da tenere integra e difendere, perché è chiaro che la mafia comincia a mettere radici nei territori dove questo complesso di elementi comincia a cedere.
Per la sezione “I diritti violati dalle guerre” per i ragazzi è stato realizzato lo spettacolo “Non dimenticateci” al teatro Roma di Castagneto.
Il titolo “Non dimenticateci e non dimenticate il nostro dolore…” è l’accorato appello che Annet Henneman, attrice protagonista, ha ascoltato dalle centinaia di persone incontrate durante i suoi 15 anni di viaggi in Iran, Iraq, Palestina, Giordania, Siria ed Egitto.
Dal 22 al 30 aprile si riunirà la giuria, costituita da alcuni professori in materie letterarie e di grafica dell’Istituto Polo Cattaneo di Cecina, esperti per poter giudicare sia i disegni che gli elaborati previsti.
Sono sette le classi che hanno aderito, 4 primarie (4A – 5A e 5B di Donoratico e la 5°A di Castagneto) 3 invece sono le secondarie (1A di Castagneto e 3C e 3D di Donoratico).
Il premio per la classe secondaria vincitrice dell’elaborato, consiste in un viaggio nell’antimafia sociale toscana: con un pullman messo a disposizione dall’amministrazione comunale i ragazzi con i loro insegnanti andranno il 9 maggio prossimo a Suvignano (Monteroni D’Arbia) provincia di Siena a visitare il Bene aziendale (si tratta di un’azienda agricola) di 780 ettari con numerosi poderi, stalle, due agriturismi, boschi, campi con varie coltivazioni. Di fatto è il bene confiscato alle mafie più esteso in Italia.
La data della visita non è casuale: il 9 maggio di 35 anni fa a Cinisi (PA) Peppino Impastato veniva assassinato dalla mafia per far tacere la “voce scomoda” che aveva avuto il coraggio di denunciare pubblicamente i legami fra una delle cosche più agguerrite della Sicilia occidentale ed il mondo della politica locale.
Marika Salvadori, assessore e ideatrice del concorso, ha chiesto tramite l’ARCI, un incontro dei ragazzi con il Sindaco di Monteroni D’Arbia (SI), prevista anche una sosta a Rosignano Solvay (LI) dove saranno ricevuti dal Sindaco davanti all’immobile confiscato alla mafia (recentemente assegnato a scopo sociale).
Il premio per il vincitore del disegno (classe primaria), consiste invece nel posizionamento del disegno ingrandito e plastificato presso il Largo Peppino Impastato a Donoratico.
Lì il 23 maggio prossimo si terrà la cerimonia ufficiale con tutte le classi che hanno aderito, l’amministrazione comunale, invitati anche i genitori degli alunni.