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lunedì 13 maggio 2019

I Cinquestelle e lo show su Peppino Impastato


I Cinquestelle e lo show su Peppino Impastato


Riguardo a quello che è stato scritto da vari organi di stampa relativamente all’esclusione di alcuni rappresentati dei Cinquestelle dalle iniziative in commemorazione dell’assassinio mafioso di Peppino Impastato, il Centro Impastato di Palermo, la Casa Memoria “Felicia e Peppino Impastato” di Cinisi e l’Associazione culturale “Peppino Impastato” di Cinisi-Terrasini desiderano precisare quanto segue:
I rappresentanti dei “grillini” si sono presentati, prima al casolare dove Peppino è stato ucciso o tramortito, poi al cimitero dove è sepolto e infine al corteo, con le telecamere, con evidente intento speculativo a fini elettorali.
Le dichiarazioni di rappresentanti di quel “movimento” secondo cui la lotta antimafia “non deve avere colore politico” sono molto lontane dal nostro modo di intendere la mafia e l’antimafia. Per noi il rapporto tra mafia, politica e settori delle istituzioni è costitutivo del fenomeno mafioso e l’antimafia deve essere una scelta di campo, con un’indispensabile coerenza tra quello che si dice e quello che si fa nella vita quotidiana e all’interno delle istituzioni. E non può essere disgiunta da una presa di distanza radicale da ogni forma di fascismo e di razzismo. 
I Cinquestelle hanno unito il loro qualunquismo con il nazionalismo e la xenofobia della Lega, il cui capo ostenta continuamente linguaggio e posizioni inequivocabilmente fascisteggianti e l’ultima provocazione, con la pubblicazione della sua autoesaltazione con una casa editrice dichiaratamente fascista, è intollerabile. Cosa si aspetta per mettere fuori legge, come vuole la Costituzione, tutti i gruppi che si autodefiniscono e sono fascisti? Se non si applica la Costituzione e non si mettono in campo politiche alternative alla deriva autoritaria che è in atto non solo in Italia, sarà la resa della democrazia.
Ci spiace per Piera Aiello, come abbiamo precisato, ma le sue scelte politiche e la mancanza di qualsiasi presa di posizione nei confronti di scelte governative o di Salvini, il vero capo di un governo partorito da un ridicolo contratto privato, sono atti in piena contraddizione con le idee e le pratiche che caratterizzavano l’impegno di Peppino Impastato e danno senso alla nostra attività.
Una delle iniziative più significative dei giorni dedicati a Peppino e alla manifestazione nazionale contro la mafia di 40 anni fa è stato l’incontro con Mimmo Lucano, vittima di un’intollerabile persecuzione, tutta politica, per smantellare, con motivazioni ridicole, un’esperienza di ricostruzione di una comunità fondata sulla convivenza tra i vecchi cittadini di Riace e i nuovi cittadini, in nome di una comune umanità. Un mondo sempre più disumano non può tollerare chi opera per creare un altro modo di essere e di vivere. 
I grillini sono corresponsabili di questi atti persecutori, che si inseriscono in una strategia che condanna a morte o all’emarginazione centinaia di migliaia di persone che fuggono dalle guerre, dalla miseria e dai disastri ambientali, prodotti da un sistema che vuole perpetuarsi erigendo muri e fili spinati.
Per queste ragioni ci siamo opposti a uno show che squalifica chi voleva metterlo in atto.
https://www.pressenza.com/it/2019/05/i-cinquestelle-e-lo-show-su-peppino-impastato/Umberto Santino, Giovanni Impastato, Carlo Bommarito su:

venerdì 11 maggio 2018

In diecimila per ricordare Peppino


In diecimila per ricordare Peppino.

Nell’arco di quarant’anni dalla sua morte questa è stata forse la manifestazione più partecipata, superando forse quella partecipatissima del 2008, cioè del trentennale.
Le iniziative sono state spalmate in dieci giorni e hanno visto la partecipazione di scrittori, uomini politici, atleti, studenti, parenti di vittime di mafia e protagonisti della recente storia d’Italia. Per l’occasione sono usciti due libri, uno “La voce d’Impastato”, edito da Nuova Dimensione e scritto da Ivan Vadori che, con attenta e scrupolosa ricerca ha ripercorso i fatti più rilevanti verificatisi dalla morte di Peppino a Mafia Capitale, corredandoli con una serie di testimonianze di protagonisti che queste storie hanno vissuto, l’altro “Peppino Impastato, le poesie e le trasmissioni a Radio Aut”, nel quale si ripropone il libro di poesie di Peppino curato da Salvo Vitale e da Guido Orlando, pubblicato nel 2008 con allegato, in cofanetto, un dvd con tutte le trasmissioni di “Onda Pazza”. Qualche altro libro, come quello delle testimonianze di compagni e amici di Peppino uscirà tra qualche mese, e comunque, entro l’anno.
Il corteo, come ogni anno è partito da Terrasini, esattamente da quella che fu la sede di Radio Aut, ha percorso la distanza tra i due paesi, di circa due km e  si è fermato a Cinisi, davanti  alla casa che fu di Peppino e che oggi è sede di Casa Memoria, un posto diventato meta di numerose scolaresche, oltre che di persone, in gran parte giovani, che effettuano viaggi per conoscere i luoghi della Sicilia dove mafia e antimafia si sono alternate in una storia che ha visto da una parte morti e miseria, dall’altra voglia di riscatto e lotte coraggiose.  In quest’ottica il barbaro assassinio di Peppino Impastato e lo scientifico depistaggio che venne messo in atto al momento della sua morte, costituiscono un essenziale passaggio per capire sino a che punto negli anni passati c’è stato un tacito accordo tra la mafia, gli uomini politici, le forze dell’ordine e i magistrati.
Nel suo intervento finale Giovanni Impastato ha ripercorso una serie di numerose vicende, soffermandosi alle iniziative degli ultimi anni, che hanno cercato di affrontare temi come quello della lotta alla mafia, quello sui diritti negati e quello sull’eredità e sulle prospettive da lasciare nell’immediato futuro. L’intervento di don Ciotti è stato applauditissimo e ha preso come spunto l’esempio di Peppino e il suo bisogno di comunicare per suggerire ai giovani vie diverse dalla rassegnazione, in partenza quelle della lotta al potere e all’iniqua divisione delle ricchezze. Sui limiti dell’informazione in Italia e sulle continue minacce che tengono sotto scacco i giornalisti italiani più esposti si è soffermato Giuseppe Giulietti.
Interventi di Susanna Camusso, che ha sfiorato i drammatici problemi di miseria e di mancanza di lavoro in cui si dibatte il sud, di Umberto Santino, che ha ripercorso le tappe di quarant’anni d’impegno, citando, come ogni anno,  momenti in parte conosciuti e di Carlo Bommarito, che, a nome dell’Associazione Impastato ha fatto riferimento all'impegno ambientalista, costantemente ignorato dalle amministrazioni locali.
Alla fine c’è stato un collegamento con i genitori di Regeni e l’invito, da parte di costoro, a non considerare le manifestazioni e i momenti di richiesta di giustizia come cose inutili.
La grande partecipazione poteva anche essere più  numerosa se lo sciopero degli aerei non avesse costretto una quarantina di altre scuole a fermarsi senza la possibilità di arrivare a Cinisi.
Nei dieci giorni d’impegno, pazientemente portati avanti da Casa Memoria e da Giovanni Impastato, che ne è il coordinatore, uno dei temi non ufficialmente affrontati, ma emerso prepotentemente, è stato quello di non ridurre Peppino a un santino, a una icona da inserire nel pantheon degli eroi antimafia. E’ il vecchio problema dell’identità di Peppino,  negata o alterata dall’immagine che ne hanno dato i mass media o i film su di lui e su Felicia. Qualcuno ha visto nel Peppino de “I cento passi” “un ragazzetto che fa scenate o che compie la famosa camminata”, senza soffermarsi sugli altri profondi significati che il film suggerisce, qualche altro presenta Peppino come un esempio di educazione alla legalità, senza tenere conto che Peppino non aveva niente da spartire, anzi era nemico di quella legalità che significa rispetto e ossequio passivo alle istituzioni e al potere delle classi dominanti,  qualche altro lo presenta come un folle, un utopista, un “illuso”, uno che si è fatto ammazzare perché non si era reso conto che il potere mafioso è intoccabile e  reagisce con la pena di morte a chi cerca di metterlo in discussione.
Le migliaia di persone che ogni 9 maggio gridano “Peppino è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai” troppo spesso dimenticano  che l’idea fondamentale cui Peppino ha dedicato la vita è il comunismo, da lui definito come “un’esigenza biologica”, quindi non solo un’idea, ma un modo di essere, una concezione di un mondo in cui ci sia uguaglianza totale e gioia di vivere. L’altra idea è quella della rivoluzione, come passaggio obbligatorio per costruire questo mondo, ovvero l’azzeramento delle regole che sinora hanno governato il vecchio mondo. La terza idea è quella dello stare insieme, di essere “compagni”, ovvero amici con cui si divide il pane.
Di tutto questo spesso rimane una maschera, quella che la società mette su se stessa per coprire le proprie lordure e quella che si tenta di mettere a Peppino per  occultare la forte carica rivoluzionaria delle sue idee. E’ per questo che oggi in un anniversario reso sempre più lontano dai ritocchi d’immagine che se ne fanno, ricordiamo Peppino  con alcuni suoi versi:

Oggi si butta giù
la maschera, mascherandosi.
Il carnevale
è una festa davvero strana:
si vince l'ipocrisia
erigendole un monumento mascherato.
Stasera voglio tagliuzzare
ogni mio sentimento
in mille coriandoli colorati.
Poi li getterò
nella calca dei convenuti
per allietare le loro danze.

(Salvo Vitale)

mercoledì 20 marzo 2013

Chiediamo l'esproprio del casolare dove fu assassinato Peppino Impastato

CHIEDIAMO L'ESPROPRIO DEL CASOLARE DOVE FU ASSASSINATO PEPPINO IMPASTATO
Peppino Impastato, per aver denunciato dai microfoni della sua radio le attività della mafia, fu assassinato il 9 maggio del 1978.
Gli assassini tentarono di farlo credere un attentatore facendolo saltare sui binari della ferrovia. La caparbietà dei suoi compagni, che trovarono in un vicino casolare una pietra con il suo sangue, fece però affiorare la verità.
Ora, il casolare di contrada Feudo, a Cinisi (PA), dove lo hanno massacrato ed ucciso 35 anni fa è stato trasformato in una discarica, il terreno circostante è coperto da letame e lo stato di conservazione dell'edificio è talmente grave che rischia il crollo.
Aderisci alla petizione, firma direttamente su: www.change.org/peppinoimpastato
questo il testo della petizione:

All'attenzione del Presidente della regione Siciliana Rosario Crocetta

Ho appreso che il casolare di contrada Feudo, a Cinisi, dove il 9 maggio 1978 fu assassinato Peppino Impastato è ridotto a una discarica.
Già nel 2011 era stato lanciato l'allarme anche con una petizione che ha raccolto oltre 3000 firme. Intanto la situazione si è aggravata ed il casolare rischia il crollo.
Ho letto del disappunto di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, che denuncia:
« Mi chiedo se sia un paese civile quello che ricopre con l'immondizia il sangue di mio fratello. È vergognoso, quel casolare è il luogo della memoria più importante della Sicilia che ha lottato contro la mafia. Mi chiedono - aggiunge Giovanni - di mettere almeno una targa, ma il tetto è rotto e il proprietario porta qui le mucche a pascolare. Qualche giorno fa mi sono recato sul posto insieme a una scolaresca di ragazzi del Nord, ma ho bloccato tutto perchè ho provato vergogna.
Non dico di mettere il tappeto rosso, ma il sindaco potrebbe almeno vigilare sulla pulizia facendo leva sul proprietario.
È una questione di dignità, noi qui abbiamo trovato il sangue di Peppino. Mi vado sempre più convincendo che la memoria di Peppino non interessa più a nessuno. Neanche a quelli che dicono di volerla difendere, fra le istituzioni e la cosiddetta società civile. La verità è che siamo stati abbandonati da tutti ».
Credo che la Regione abbia il dovere di tenere alto il decoro di un luogo della memoria. Per questo Con la Presente aderisco all'appello lanciato da Rete 100 passi e chiedo che la procedura promessa dal precedente governo regionale venga realmente attivata con determinazione e che il casolare venga espropriato e consegnato alla collettività. Credo sia un atto dovuto nel rispetto dell'impegno antimafia di Peppino Impastato e di tutti coloro che sono morti per non aver abbassato la testa.

Danilo Sulis, presidente di Rete 100 passi, ha lanciato la petizione per chiedere a Rosario Crocetta, Presidente della Regione Siciliana, che il casolare dove fu ucciso Peppino Impastato venga consegnato alla collettività.


Firma la petizione: http://change.org/PeppinoImpastato perché è necessario per una società che si definisce civile tutelare i luoghi della memoria, come il casolare in cui fu ucciso Peppino Impastato, martire della lotta contro la mafia.

venerdì 28 dicembre 2012

Attività di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato

Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato si accinge a diventare “bene culturale testimonianza della storia collettiva e simbolo della lotta contro la mafia”.

Venerdì 7 dicembre scorso, giorno in cui si commemorava l'ottavo anniversario della morte della mamma del militante ucciso dalla mafia il 9 maggio '78, è stato compiuto il primo passo: davanti la porta della casa in cui vissero Felicia e Peppino, insieme a tutta la famiglia Impastato è stata apposta una targa.
"E' un fatto importante, perchè è la prima volta che un luogo simbolo della lotta alla mafia ottiene un riconoscimento istituzionale del genere; un riconoscimento voluto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano", dichiara Giovanni Impastato, figlio di Felicia e fratello di Peppino.
"A livello regionale è stato fatto tutto quello che doveva essere fatto affinchè Casa Memoria diventasse bene culturale, adesso per completare l'iter la pratica dovrà essere vagliata dal Ministero dei Beni culturali", conclude.
Doveva essere il presidente della Regione Rosario Crocetta a scoprire la targa affissa davanti Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato di Cinisi, nell’8° anniversario della morte della madre del militante di democrazia proletaria, ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978, ma per impegni improrogabili non ha potuto ritrovarsi tra quelle mura che si accingono a diventare un bene culturale a testimonianza della storia collettiva e per la sua valenza simbolica di esempio di civilta’ e di lotta alla mafia”.
Alla cerimonia, oltre a Giovanni Impastato, erano presenti l'onorevole Giuseppe Lumia e i sindaci di sette comuni dell'hinterland, tra i quali Salvatore Palazzolo e Massimo Cucinella, primi cittadini rispettivamente di Cinisi (luogo in cui si trova Casa Memoria) e Terrasini.
Verso il 9 maggio 2013….

Il 18/12 L’associazione “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato” e il Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato” di Palermo, presso i locali dell’ex Casa Badalamenti (C.so Umberto I, 183 - Cinisi), hanno presentato il prossimo raduno dei sindaci che si svolgerà nella giornata del 9 Maggio 2013 in occasione del 35° anniversario della morte di Peppino Impastato.
[Nella foto i Sindaci nella ex casa di Don Tano Badalamenti (la casa dei 100 passi), il 9 maggio 2012]
Presenti il vice – presidente nazionale di Avviso pubblico Gabriele Santoni; il presidente del “Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato” di Palermo Umberto Santino; il presidente nazionale del CNCA Don Armando Zappolini; il presidente regionale del CNCA Salvo Cacciola.
Già quest’anno, dopo un appello promosso da Giovanni Impastato e da Casa Memoria Impastato, molti sindaci di comuni aderenti ad Avviso pubblico hanno partecipato alle iniziative in programma per il 9 maggio 2012.
A livello locale hanno anche aderito le associazioni: “Musica e Cultura”, Asadin, Azione Cattolica Ecce Homo, Istituto comprensivo“Giovanni Meli”, la Consulta giovanile, Associazione calcio Città di Cinisi, Assessorato alla cultura, Biblioteca comunale.
L’evento, è diventato un appuntamento annuale ed ha creato una rete tra gli enti e le associazioni locali e le grandi organizzazioni nazionali (Acli, Agesci, Arci, Libera, CGIL, CNCA, Emergency, Lega ambiente, Uisp).
Per il prossimo 9 Maggio le associazioni promotrici hanno rinnovato l’invito ad altre associazioni e cittadini ad aderire, con proposte per preparare insieme il programma.
Alla fine dell’incontro, sono state poste altre due “pietre d’inciampo”, dedicate alla memoria di Felicia Bartolotta Impastato, davanti Casa Memoria Impastato e l’ex casa Badalamenti, per continuare il percorso dei “Cento passi”, previsto nel progetto “Un ponte per la memoria”. E' intervenuto anche il presidente della Fondazione di studi sulla 'ndrangheta Claudio La Camera coordinatore del progetto “Un ponte per la memoria”.
Carmen Consoli - Ciuri di campu (fiore di campo)