lunedì 21 ottobre 2019

Giornata per la Pace


Dalla marcia mondiale per la Pace alla giornata per la pace e la nonviolenza in Val di Cecina, il passo è breve

Parte da maggio/giugno 2020 la camminata per la Pace e della Nonviolenza in val di Cecina.
L’idea nasce dal Comune di Castellina M.ma (PI) che ha votato all’unanimità una delibera, per indire “La giornata della Pace e della nonviolenza”. La proposta è stata accolta con entusiasmo dal coordinamento del Tavolo per la pace della Val di Cecina.
Lo scopo è quello dare concretezza ai temi legati alla Pace e per il primo anno si svolgerà interamente nel comune di Castellina M.ma. L’auspicio è quello di coinvolgere tutti i comuni della Val di Cecina che fanno parte del Tavolo per la Pace, e farla diventare una piccola marcia per la Pace congiungendo un comune a un altro. “Ogni anno intitoleremo la giornata con un tema che approfondiremo durante le soste ” spiegano Rocco Pompeo (ideatore dell’iniziativa e responsabile del centro studi nonviolenza di Livorno), e Fulvia Vetturini, assessore alla cultura del comune stesso.
La promozione e l’organizzazione è affidata al centro studi nonviolenza con la collaborazione del Tavolo Per la Pace. Gran parte dei comuni del territorio si sono già dichiarati interessati a partecipare attivamente ed a votare una delibera simile. Per poter coinvolgere gli istituti scolastici abbiamo individuato la data della domenica 31 maggio.

Il coordinatore della Bassa val di Cecina : Jeff Hoffman



Segreteria Tavolo per la Pace della val di Cecina:
Comune di Castagneto Carducci (LI) Via della Repubblica 15/B
Tel 0565 778276 - Fax 0565 763845 cell. 3332526023



martedì 15 ottobre 2019

Lettera donne Curde


"Determinate a combattere fino alla pace, alla giustizia, alla libertà"
la lettera delle donne curde

Nel documento, pubblicato da Repubblica, si chiede di fermare l'offensiva della Turchia: "Siamo determinate a combattere"

"Come donne siamo determinate a combattere fino a quando non otterremo la vittoria della pace, della libertà e della giustizia". Le donne curde si rivolgono al mondo, mentre assistono all'avanzare delle truppe di Erdogan nel loro territorio e cercano di fermarle. Chiedono che la comunità internazionale agisca affinché venga posta fine all' "invasione e dell'occupazione della Turchia nella Siria del nord". Lo fanno con una lettera intitolata "A tutte le donne e ai popoli del mondo che amano la libertà".
Il testo è stato pubblicato da Repubblica ed è la testimonianza della situazione che oggi si trovano a fronteggiare i curdi che abitano nella Siria del nord, da quando il territorio dove vivono è ostaggio dell’offensiva della Turchia.
Nel testo si legge:

Vi stiamo scrivendo nel bel mezzo della guerra nella Siria del Nord-Est, forzata dallo Stato turco nella nostra terra natale. Stiamo resistendo da tre giorni sotto i bombardamenti degli aerei da combattimento e dei carri armati turchi.
Abbiamo assistito a come le madri nei loro quartieri sono prese di mira dai bombardamenti quando escono di casa per prendere il pane per le loro famiglie. Abbiamo visto come l’esplosione di una granata Nato ha ridotto a brandelli la gamba di Sara di sette anni, e ha ucciso suo fratello Mohammed di dodici anni
”.

Le testimonianze non si fermano qui. Nel documento si legge degli attacchi aerei che stanno distruggendo i villaggi, delle persone che sono costrette alla fuga, ma anche della resistenza, senza sconti, che i curdi hanno stanno mettendo in atto. Quindi l’appello alla comunità internazionale, affinché si adoperi per fermare la Turchia. Le donne curde hanno stilato una serie di richieste, tra queste lo stop alla vendita delle armi a Erdogan. Una misura che alcuni Paesi Ue hanno già messo in campo. Nella giornata di oggi, 14 ottobre, anche l’Italia ha annunciato che seguirà questa linea.
Questi gli interventi richiesti dalle donne curde:

-       Fine dell’invasione e dell’occupazione della Turchia nella Siria del nord
-       Istituzione di una No-Fly zone per la protezione della vita dela popolazione nella Siria del nord e dell’est
-       Prevenire ulteriori crimini di guerra e la pulizia etnica da parte delle forze armate turche
-       Garantire la condanna di tutti i criminali di guerra secondo il diritto internazionale
-       Fermare la vendita di armi in Turchia
-       Attuare sanzioni economiche e politiche contro la Turchia
-       Adottare provvedimenti immediati per una soluzione della crisi politica in Siria con la partecipazione e la rappresentanza di tutte le differenti comunità nazionali, culturali e religiose in Siria.




sabato 12 ottobre 2019

Gli F-35 nell'agenda segreta di Pompeo


C’erano gli F-35 nell’agenda segreta di Pompeo a Roma

di Manlio Dinucci
Benché non ufficialmente, la vendita degli F-35 era nel programma del viaggio di Mike Pompeo in Italia. Anche la visita in Vaticano ufficialmente riguardava questioni teologiche, in realtà verteva sulla mobilitazione della Santa Sede contro Cina, Cuba, Iran e Siria.
Il caccia stealth F-35 si rende invisibile non solo ai radar ma anche alla politica: nei comunicati degli incontri del segretario di stato Usa Mike Pompeo a Roma non ce n’è traccia. Il Corriere della Sera rivela però che Pompeo ha richiesto all’Italia di pagare gli arretrati sui caccia acquistati e di sbloccare l’ordine per un ulteriore acquisto, ricevendo da Conte l’assicurazione che «saremo fedeli ai patti».
L’ITALIA HA ACQUISTATO finora 14 caccia F-35 dalla statunitense Lockheed Martin, 13 dei quali, già consegnati, sono «completamente finanziati». Lo ha precisato al Senato il 3 giugno l’allora ministro della Difesa Elisabetta Trenta (M5S), annunciando altri acquisti che porteranno il totale a 28 caccia entro il 2022.
L’Italia si è impegnata ad acquistarne 90, con una spesa prevista in circa 14 miliardi di euro.
A tale spesa si aggiunge quella del continuo aggiornamento del software (l’insieme dei programmi operativi) del caccia su cui la Lockheed Martin mantiene l’esclusiva: solo per quello dei velivoli finora acquistati l’Italia deve già spendere circa mezzo miliardo di euro.
L’Italia non è solo acquirente ma fabbricante dell’F-35, quale partner di secondo livello. La Leonardo (già Finmeccanica) – la maggiore industria militare italiana, di cui il Ministero dell’economia e delle finanze è il principale azionista con una quota di circa il 30% – gestisce la linea di assemblaggio e collaudo degli F-35 nello stabilimento Faco di Cameri (Piemonte), da cui escono i caccia destinati all’Italia e all’Olanda.
LA LEONARDO PRODUCE anche le ali complete per aerei assemblati negli Usa, utilizzando materiali prodotti negli stabilimenti di Foggia (Puglia), Nola (Campania) e Venegono (Lombardia). Il governo Usa ha selezionato lo stabilimento di Cameri come centro regionale europeo per la manutenzione e l’aggiornamento della fusoliera. L’occupazione alla Faco è di circa un migliaio, di cui molti precari, appena un sesto di quella preventivata. Le spese per la realizzazione dello stabilimento e l’acquisto dei caccia sono di gran lunga superiori all’importo dei contratti stipulati da aziende italiane per la produzione dell’F-35.
E non va dimenticato il fatto che, mentre i guadagni vanno quasi interamente nelle casse di aziende private, le spese escono dalle casse pubbliche, facendo lievitare la spesa militare italiana che ha già raggiunto i 70 milioni di euro al giorno.
IL SEGRETARIO DI STATO Mike Pompeo, negli incontri col presidente Mattarella e il premier Conte, ha sottolineato la necessità per l’Italia e altri alleati europei, di «aumentare i loro investimenti nella difesa collettiva della Nato».
Sicuramente, negli incontri riservati, tale richiesta è stata fatta da Pompeo con toni non diplomatici ma perentori. Sicuramente, mentre il Dipartimento di stato loda l’Italia perché «ospita oltre 30 mila militari e dipendenti del Pentagono in cinque basi maggiori e oltre 50 sub-installazioni», Mike Pompeo ha chiesto, negli incontri riservati, di poter installare in Italia altre basi militari (magari in cambio di qualche alleggerimento dei dazi Usa sul parmigiano italiano). Sicuramente, nell’agenda segreta di Pompeo, rientrava anche la messa a punto per il prossimo arrivo in Italia delle nuove bombe nucleari Usa B61-12, che sostituiranno le attuali B-61.
UNA NUOVA ARMA nucleare progettata in particolare per i cacciabombardieri F-35A, sei dei quali, appartenenti all’Aeronautica italiana, hanno ricevuto in ottobre l’attestato Nato di piena capacità operativa.
Mike Pompeo a Roma non si è occupato solo di cose materiali, come l’F-35 e il parmigiano. In un simposio in Vaticano ha tenuto il 1° ottobre una ’orazione’ su «Dignità Umana e Fede nelle Società Libere»: ha affermato – citiamo l’Osservatore romano – che «gli Stati uniti sono arrivati un po’ dopo San Pietro, ma da sempre hanno protetto la libertà religiosa» e, con essa, la «dignità umana»; ha accusato Cina, Cuba, Iran e Siria di reprimere tali libertà. Parole pronunciate, con sullo sfondo una grande croce, da un sant’uomo che, al momento di divenire capo della Cia, dichiarava al Congresso che avrebbe considerato «la reintroduzione del waterboarding e di altre misure di interrogatorio potenziato», ossia della tortura.
Manlio Dinucci



Annet Henneman - Il teatro di nascosto


Annet Henneman - Il Teatro di nascosto


Stiamo preparando il festival mentre la guerra, l'invasione del Kurdistan siriano da parte dell'armata Turca, va avanti.

Il Festival Teatro di Nascosto 2019 racconterà la vita di chi ha la sfortuna di essere nato in questi territori di conflitto del medioriente, dove in questo momento stesso una pioggia di bombe, spari, infiniti, fa scappare un'altra volta la popolazione civile, in grande quantita', dal territorio...

Anni di guerra, di dolore, di non futuro nel Kurdistan, nell'Iraq, Siria, in Palestina, Gaza e tanti altri paesi...
Ogni volta si parla solo del paese dove il conflitto esplode, ma non esplode dal niente, esplode da lunghe preparazioni, accordi economici, strategici... Cosa possiamo fare?
Ne parleremo anche nel festival con i nostri attori, giornalisti, attivisti che vivono li, in un programma che prevede spettacoli, musica, film.
Ieri non riuscivo a condividere la nostra foto allegra delle nostre preparazioni per il festival, perché troppi amici, in questo momento, e non solo in Kurdistan siriano, ma anche in Kurdistan turco, stanno soffrendo... E sono già dimenticati, da quando sembra tornata una tranquillità superficiale dopo le dimostrazioni in Iraq, i più di 100 morti e 4.000 i morti di Gaza e ... e... ?
Verranno direttamente da li, da questi territori, il nostri attori, giornalisti, del gruppo internazionale per raccontare...
Sarete tutti benvenuti quando verrete a seguirci, nelle preparazioni e durante il festival dal 27 novembre al 1 dicembre...

70° della RPC


70° della RPC: la cancellazione della storia

di Manlio Dinucci
La Cina Popolare non rappresenta una minaccia per il resto del mondo: la sua non è una mentalità da potenza conquistatrice, bensì da resiliente. In questo senso devono essere interpretate le cerimonie del 70° anniversario di fondazione della repubblica. Si è risollevata politicamente ed economicamente dall’aggressione di cui fu vittima nel XIX secolo, oggi però la sua cultura non esercita alcuna attrazione sulle altre.
Settanta anni fa, il 1° ottobre 1949, Mao Zedong proclamava, dalla porta di Tien An Men, la nascita della Repubblica popolare cinese. L’anniversario viene celebrato oggi con una parata militare, di fronte alla storica porta a Pechino.
Dall’Europa al Giappone e agli Stati uniti, i grandi media la presentano come una ostentazione di forza di una potenza minacciosa. Praticamente nessuno ricorda le drammatiche vicende storiche che portarono alla nascita della Nuova Cina.
Scompare così la Cina ridotta allo stato coloniale e semicoloniale, sottomessa, sfruttata e smembrata, fin dalla metà dell’Ottocento, dalle potenze europee (Gran Bretagna, Germania, Francia, Belgio, Austria e Italia), dalla Russia zarista, dal Giappone e dagli Stati uniti. Si cancella il sanguinoso colpo di stato effettuato nel 1927 da Chiang Kai-shek – sostenuto sia dagli anglo-americani che da Hitler e Mussolini, alleati del Giappone – che stermina gran parte del Partito comunista (nato nel 1921) e massacra centinaia di migliaia di operai e contadini. Non si fa parola della Lunga Marcia dell’Esercito Rosso che, iniziata nel 1934 quale disastrosa ritirata, viene trasformata da Mao Zedong in una delle più grandi imprese politico-militari della storia. Si dimentica la guerra di aggressione alla Cina scatenata dal Giappone nel 1937: le truppe nipponiche occupano Pechino, Shanghai e Nanchino, massacrando in quest’ultima oltre 300 mila civili, mentre oltre dieci città vengono attaccate con armi biologiche. Si ignora la storia del Fronte unito antigiapponese, che il Partito comunista costituisce con il Kuomintang: l’esercito del Kuomintang, armato dagli Usa, da un lato combatte gli invasori giapponesi, dall’altro sottopone a embargo le zone liberate dall’Esercito rosso e fa sì che si concentri contro di esse l’offensiva giapponese; il Partito comunista, cresciuto da 40 mila a 1,2 milioni di membri, guida dal 1937 al 1945 le forze popolari in una guerra che logora sempre più l’esercito nipponico. Non si riconosce il fatto che, con la sua Resistenza costata oltre 35 milioni di morti, la Cina contribuisce in modo determinante alla sconfitta del Giappone il quale, battuto nel Pacifico dagli Usa e in Manciuria dall’Urss, si arrende nel 1945 dopo il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki. Si nasconde cosa avviene subito dopo la sconfitta del Giappone: secondo un piano deciso a Washington, Chiang Kai-shek tenta di ripetere quanto aveva fatto nel 1927, ma le sue forze, armate e sostenute dagli Usa, si trovano di fronte l’Esercito popolare di liberazione di circa un milione di uomini e una milizia di 2,5 milioni, forti di un vasto appoggio popolare. Circa 8 milioni di soldati del Kuomintang vengono uccisi o catturati e Chiang Kai-shek fugge a Taiwan sotto protezione Usa.
Questo, in estrema sintesi, è il percorso che porta alla nascita della Repubblica popolare cinese 70 anni fa.
Una storia scarsamente o per niente trattata nei nostri testi scolastici, improntati a una ristretta visione eurocentrica del mondo, sempre più anacronistica. Una storia volutamente cancellata da politici e opinion makers perché porta alla luce i crimini dall’imperialismo, mettendo sul banco degli imputati le potenze europee, il Giappone e gli Stati uniti: le «grandi democrazie» dell’Occidente che si autoproclamano giudici supremi col diritto di stabilire, in base ai loro canoni, quali paesi siano e quali non siano democratici.
Non siamo però più all’epoca delle «concessioni» (aree urbane sotto amministrazione stra-niera) che queste potenze avevano imposto alla Cina, quando al parco Huangpu a Shanghai veniva «vietato l’ingresso ai cani e ai cinesi».

venerdì 11 ottobre 2019

Signor Ministro... e la Pace ?



Signor Ministro… e la Pace?

Mons. Giovanni Ricchiuti
Presidente Pax Christi Italia

Caro Ministro della Difesa
Lorenzo Guerini,
mi rivolgo a lei dalle pagine della rivista promossa da Pax Christi, Mosaico di pace, innanzitutto per augurarle buon lavoro e per chiederle che alcuni temi cari a noi e a tante altre donne e uomini che credono nella pace siano presi in considerazione da lei e dal Governo.
In queste settimane si è parlato molto di rispetto della Costituzione, ma non mi pare di aver sentito risuonare nelle aule parlamentari le parole: pace, disarmo, riduzione delle spese militari.
Eppure sappiamo tutti come sia vitale mettere la pace al centro della vita politica.
Ce lo ricorda la Carta delle Nazioni Unite: “Noi popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole…”.
Ce lo ricorda la nostra Costituzione, con l’art. 11: “L’Italia ripudia la guerra…”. Eppure in Italia per le spese militari investiamo 25 miliardi di euro all’anno! 68 milioni al giorno, 2,8 milioni all’ora, oltre 45.000 euro al minuto!
Le ricordo inoltre che l’Italia entro la fine del 2019 può ancora uscire dal costosissimo progetto degli F35. Dal gennaio del prossimo anno non sarà più possibile. Come lei ben sa, gli F35 sono aerei da guerra, abilitati anche al trasporto di testate nucleari.  Un impegno di spesa di circa
10 miliardi. Il costo di ogni aereo si aggira sui 130 milioni di euro. E mi dicono che ci stiamo avventurando in un nuovo progetto di aereo militare: Tempest, ne abbiamo proprio bisogno?
E poi ci sono le bombe atomiche in Italia, nelle basi di Aviano e di Ghedi. Non sappiamo il numero esatto, ma abbiamo motivo di pensare che siano complessivamente alcune decine, o forse più. E per il prossimo anno è previsto l’arrivo di altre testate, le micidiali B61-12. Sono sul territorio italiano, ma nelle basi Usa e Nato, e di più non è possibile sapere.
Signor Ministro, tutto questo le pare rispettoso della Costituzione?
Rinnovo quindi l’invito a sottoscrivere il Trattato sulla messa al bando degli arsenali nucleari, firmato al Palazzo delle Nazioni unite il 7 luglio 2017, che entrerà in vigore solo se sarà ratificato da almeno 50 paesi e l’Italia non lo ha ancora fatto! Sarebbe un bel gesto di nuovo umanesimo. “È immorale non solo l’utilizzo, ma anche il possesso di armi nucleari”, ci ricorda papa Francesco!
Signor Ministro, desidero sottolineare ancora un punto necessario per una società nuova e smilitarizzata: il pericoloso rapporto tra mondo scolastico e mondo militare. Assistiamo sempre più frequentemente a presenze militari all’interno delle scuole e a visite scolastiche presso caserme o basi militari. Classi di bambini, talora anche piccoli, accompagnati a scoprire “eccellenze e primati tecnologici”, che di fatto tendono a coprire il vero volto della guerra che è distruzione e morte. Com’è possibile educare alla pace in questo modo?
Non mi dilungo, infine, sulla situazione della Rwm di Domusnovas. Mi auguro che ci sia un impegno, in primis da parte del Governo e delle istituzioni statali, per una riconversione della produzione bellica, come da tempo chiediamo insieme a tante altre persone della società civile.
Le chiedo, dunque, di dare dei segnali chiari nella direzione della pace, del disarmo e del ripudio della guerra. Le ricordo che tra i promotori che hanno spinto all’approvazione di legge 185/90, che regola l’export di armi, c’era anche il mio predecessore alla presidenza di Pax Christi, don Tonino Bello, ben cosciente che quella legge era solo un piccolo passo verso un’altra che dovrebbe avere un solo articolo: “Le armi non si producono, non si vendono e non si comprano”. Se non vogliamo che quanto scritto nella Carta delle Nazioni unite resti lettera morta, dobbiamo compiere scelte concrete di pace.