lunedì 18 giugno 2018

Addio a Luciana madre di Ilaria Alpi


Addio a Luciana, madre coraggio di Ilaria Alpi


E’ morta Luciana Alpi, madre della giornalista Ilaria Alpi, assassinata in Somalia il 20 Marzo del 1994 insieme all’operatore Miran Hrovatin; la signora Alpi ha lottato sino alla fine dei suoi giorni per ottenere un brandello di verità che facesse luce sulla morte della figlia.
Luciana Alpi era nata a Brescia il 3 Agosto del 1933, si è spenta il 12 Giugno del 2018 a distanza di cinque giorni dall’udienza per la richiesta di archiviazione sul caso Ilaria Alpi; nell’ultima udienza la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del caso alla luce dell’udienza preliminare che si è tenuta il 17 Aprile scorso. La Procura aveva richiesto ulteriore tempo per decidere il da farsi alla luce di nuovi documenti risalenti all’anno 2012: la documentazione tratterebbe di intercettazioni tra cittadini somali che parlerebbero dell’omicidio della giornalista, il faldone è stato trasmesso dalla procura di Firenze a quella di Roma.
Venerdì scorso è stata richiesta l’archiviazione in quanto i documenti sono stati ritenuti irrilevanti; sarà il Gip a decidere se continuare le indagini oppure far cessare del tutto l’attività investigativa e archiviare il caso Alpi come uno dei tanti misteri italiani. Nel frattempo i genitori di Ilaria Alpi si sono spenti entrambi.
Il caso Alpi dura da 24 anni, tra depistaggi, falsi colpevoli e processi che non hanno portato a nulla. In questi 24 anni la memoria di Ilaria Alpi è stata custodita dal padre e dopo la sua morte dalla madre, la signora Luciana che in molti casi si sono sostituiti agli investigatori visto che hanno intrapreso ricerche in proprio che hanno prodotto una mole di documentazione, consegnata alla commissione bicamerale d’inchiesta sulla cooperazione con i Paesi in via di sviluppo.
La commissione non ha concluso nulla e non è nemmeno arrivata alla stesura di una relazione a causa dello scioglimento anticipato delle camere; commissione che aveva il compito di verificare l’uso dei fondi della cooperazione nella quale erano emersi problemi di malaffare. Tra i Paesi nella quale l’inchiesta si sarebbe dovuta sviluppare vi era anche la Somalia dove vi erano stati dei progetti già realizzati come la strada Garoe-Bosaso, pozzi e navi della Shifco il cui titolare era Omar Said Mugne (trafficante) e sugli appunti della Alpi sono stati ritrovati delle frasi molto esplicative: “Shifco/Mugne/1400 miliardi/dove è finita questa ingente mole di denaro?”.
Nell’ultima audizione è stata ascoltata l’intervista di Ilaria Alpi al sultano di Bosaso, Bogor; è un’intervista che dura una ventina di minuti ma dalle stesse parole del sultano si è saputo che l’intervista è durata più di tre ore, testimonianza che è stata messa a verbale dalla commissione d’inchiesta sul caso Alp-Hrovatin. Nel corso dell’intervista Ilaria Alpi chiede al sultano della nave che è stata sequestrata dal trafficante Mugne e degli scandali della cooperazione. L’intervista viene effettuata il 15 Marzo del 1994, il 20 Marzo Ilaria e Hrovatin vengono ammazzati in un agguato, la stessa Alpi e Hrovatin avevano già visitato la strada Garoe-Bosaso dove con molta probabilità erano stati sepolti barili di rifiuti tossici.
I signori Alpi sin dall’inizio avevano capito che non vi erano tutte le intenzioni di far luce sull’accaduto ed è per questo che hanno iniziato delle indagini personali; che le intenzioni fossero del tutto evanescenti si è capito quando sul corpo di Ilaria Alpi non è stata effettuata nemmeno l’autopsia, limitandosi ad un superficiale esame esterno del corpo.
Stando alle dichiarazioni di Luciana Alpi si legge che: “Un funzionario cimiteriale ci disse che Ilaria non poteva essere tumulata perché non era stato riconosciuto il suo corpo. Ci chiesero se volevamo andare a fare il riconoscimento, ma noi preferimmo non andare […] ci avevano detto che il corpo era martoriato e allora io e mio marito abbiamo pensato che volevamo ricordarla come il giorno in cui è uscita da casa nostra. Andarono mio fratello e mio cognato a riconoscere il corpo. Quando tornarono, ci dissero che il corpo di Ilaria era integro e aveva solamente la testa fasciata”.
E’ il momento in cui i coniugi Alpi iniziano a diffidare delle istituzioni ed iniziano una battaglia personale, in cui emerge la mancanza di documenti medici, si scopre che mancano degli oggetti di Ilaria; inoltre, si viene a scoprire che l’agguato potrebbe essere stato ripreso da un satellite militare statunitense. Dopo varie trattative intraprese, i genitori riescono ad avere la conferma che il satellite si trovava sul posto dell’agguato, ma dell’immagine nessuna traccia. Questi ed altri misteri avvolgono la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, come quello del falso colpevole, Hashir Omar Assan, condannato a 26 di carcere di cui 17 scontati da innocente. Innocenza alla quale hanno sempre creduto i signori Alpi che non si sono mai accontentati, sino agli ultimi giorni della loro vita, delle verità di comodo preconfezionate.
[Sebastiano Lo Monaco - www.ilfarosulmondo.it]

mercoledì 13 giugno 2018

Io camp darby non lo sopporto



"Io camp darby non lo sopPorto"


Dopo la manifestazione (tenutasi il 2 giugno scorso) da San Piero a Grado a Camp Darby, continua la mobilitazione delle associazioni e organismi politici contro la nuova normalità della guerra, Livorno e Pisa.
Venerdì 15 giugno dalle ore 17:00 alle ore 20:00 in Piazza Grande a Livorno si terrà un presidio "Io camp darby non lo sopPorto" contro il traffico d'armi fra la base USA di Camp Darby e il porto nucleare di Livorno, contro il potenziamento della base USA i cui lavori sono previsti per luglio 2018 ed i rischi che le popolazioni stanno vivendo a causa del collegamento fra base militare e porto nucleare.
La sicurezza dei cittadini continua ad essere svenduta in nome dell'economia di guerra che non porta alcun beneficio economico alle comunità di Livorno e di Pisa.
Chiediamo a gran voce riconvertire Camp Darby ad uso civile e di restituirlo all'Italia.
Per maggiori informazioni vi alleghiamo il dossier sulla storia di Camp Darby, redatto dal prof. Manlio Dinucci, ricercatore, geografo, scrittore, giornalista, è stato direttore esecutivo per l’Italia della International Physicians for the Prevention of Nuclear War, associazione vincitrice del Nobel per la pace nel 1985, collabora con Il Manifesto ed è autore di numerosi saggi sui temi della pace e della guerra. Dinucci è stato recentemente tra i fondatori del Comitato No Guerra NO NATO…


Segreteria Tavolo per la Pace della val di Cecina
Comune di Castagneto Carducci (LI)
Via della Repubblica 15/B
Tel 0565 778276 - Fax 0565 763845 cell. 3332526023




martedì 12 giugno 2018

Marcia Perugia Assisi


Marcia PerugiAssisi
della pace e della fraternità

Il Tavolo per la Pace della Val di Cecina ADERISCE convintamente alla prossima marcia del 7 ottobre e si adopererà, come ogni volta, ad organizzare sul territorio delle iniziative di diffusione degli argomenti connessi alla marcia e anche di raccolta fondi per poter far fronte al pagamento degli autobus per facilitare la partecipazione dei cittadini a questo importante appuntamento per la Pace.

Per informazioni:
Segreteria Tavolo per la Pace della val di Cecina
Comune di Castagneto Carducci (LI)
Via della Repubblica 15/B
Tel 0565 778276 - Fax 0565 763845 cell. 3332526023



Anche oggi, oltre 70 milioni di donne e uomini, bambini e anziani sono in cammino alla ricerca di un posto dove vivere in pace. Ma il problema della pace è anche nostro.
Crisi economica, disoccupazione, disuguaglianze, guerre, cambiamenti climatici, violenze, razzismo, xenofobia, nazionalismi, spese militari e corsa al riarmo ci stanno mettendo in serio pericolo.
Per questo ti invitiamo ad organizzare assieme una grande marcia della pace e della fraternità.
Domenica 7 ottobre 2018
Vieni alla
Marcia PerugiAssisi
della pace e della fraternità
ore 9.00 Partenza da Perugia - ore 15.00 Arrivo ad Assisi
La Marcia sarà preceduta da un grande Meeting della pace e dei diritti umani. Perugia 5 e 6 ottobre 2018. Partecipa anche tu!

Con questa Marcia vogliamo convocare tutti gli operatori di pace, valorizzare i percorsi, i programmi e i progetti di ciascuno, ri-unire le energie positive che sono dappertutto, radunare le persone che in Italia, in Europa e nel mondo hanno deciso di non rassegnarsi e di assumere le proprie responsabilità.
Fare pace è difficile ma non impossibile. Facciamo dunque in modo che le nostre azioni individuali e collettive siano sempre più forti e contagiose. Organizziamo insieme la Marcia. E, il 7 ottobre, ritroviamoci in tanti, da Perugia ad Assisi, in cammino sulla via della pace!
Invia subito la tua adesione!
Richiedi i manifesti e i volantini della Marcia!
Comitato promotore Marcia Perugia-Assisi, via della Viola 1 (06122) Perugia - Tel. 075 5736890 - 3356590356 - adesioni@perlapace.it - www.perlapace.it

Versa il tuo contributo!
Bonifico bancario
Banca Popolare Etica filiale di Perugia – c/c n. 11001740 intestato all’Agenzia della Pace
IBAN: IT 58 Q 05018 03000 000011070737
Bollettino postale
conto corrente postale n. 19583442
intestato all'Agenzia della Pace - Via della Viola n. 1 - 06122 Perugia

Segreteria Comitato Organizzatore
Marcia della Pace PerugiAssisi
Via della Viola, 1 06122 Perugia
Tel. 0755722479 – 3351401733


lunedì 11 giugno 2018

Mi fate paura


MI FATE PAURA


Mi fate paura

Voi che invocate "la prova di forza" sulla pelle di 630 disperati
Voi che riuscite a costruirvi delle scuse mentali che riescono a farvi dormire la notte mentre della gente che potremmo aiutare muore di sete;
Voi che riempite d'amore i vostri animali domestici odiando al contempo i figli di chi non è come voi
Voi che non lo dite per un macabro umorismo, ma lo pensate davvero, che il posto di quella gente è in fondo al mare.

Mi fate paura perché bestemmiate per il ritardo che vi causano i soccorsi a un incidente d'auto e poi rallentate per fotografare i rottami incuriositi; perché se avessi un malore valutereste i miei abiti prima di decidere se vale la pena di soccorrermi;
perché per voi la pietà è qualcosa da concedere con parsimonia e solo agli amici, e io non sono vostro amico.

Mi fate paura perché so che non posso fidarmi di voi, perché continuate a calpestare principi che per altri sono imprescindibili.
Vi do una notizia: questo non è il vostro mondo.
Se c'è uno straniero da cui stare in guardia, quello straniero siete voi;
Se c'è un pericolo per la "nostra civiltà" quello siete voi;
Se c'è qualcuno che si deve integrare, e in fretta, quelli siete voi.

Questo è il mondo dell'umanità e degli esseri umani, tutti.
Se non vi piace seguite un consiglio che voi stessi date in giro a vanvera: fuori dalle balle!

[ Francesco Filippi ]




martedì 22 maggio 2018

Giri d'Italia e trasferimenti di ambasciate


Giri d’Italia e trasferimenti di ambasciate

L‘Arci Bassa Val di Cecina e il Tavolo Per La Pace della Val di Cecina sono vicini alla popolazione Palestinese e si dichiarano fortemente critici al Giro d’Italia che ha avuto la tappa d’inizio in un territorio occupato, dove quotidianamente vengono uccisi, torturati ed arrestati uomini, donne e bambini.
In Palestina in questi giorni si celebra il settantesimo anniversario della Nakba, “la catastrofe dell’occupazione”. Dall’inizio delle celebrazioni è in atto una carneficina. Una folle decisione unilaterale, quella di spostare l’ambasciata USA, un atto di violenza contro cui il popolo palestinese di Gaza e della Cisgiordania hanno organizzato manifestazioni di protesta che Israele ha trasformato in una carneficina. La nostra amica Luisa Morgantini, già parlamentare europea e presidente di AssoPace e amica del Tavolo Pace e dell’Arci ha detto  che  "è  la  fine  del  diritto  internazionale".
Il tutto  avviene nonostante l'ONU abbia bocciato la decisione di Trump di trasferire l’ambasciata a Gerusalemme. Oltre 60 Palestinesi, tra cui sette bambini, sono stati uccisi e più di 2000 manifestanti sono stati feriti. Fonti mediche nella striscia di Gaza hanno riportato che le ampie lacerazioni dei tessuti e i grossi buchi nelle parti ferite, indicano che le munizioni utilizzate da Israele sono esplosive, anche questo in violazione del diritto internazionale.
Come Arci Bassa Val di Cecina, Associazioni e cittadini aderenti alla rete del Tavolo per la Pace, riteniamo debba essere avviata un’indagine indipendente ed internazionale sugli omicidi che possono essere configurati come crimini di guerra, pensiamo che debba essere messo un immediato embargo sulle armi di Israele per la reazione del tutto sproporzionata che ha avuto contro il popolo di Gaza e della Palestina.
L’intera comunità internazionale dovrebbe compattarsi a fianco della popolazione palestinese che è oramai allo stremo delle forze ed ha bisogno del sostegno della società civile internazionale e degli enti locali che vorremmo incoraggiare a prendere chiare posizioni a favore del Diritto internazionale e della Pace.

ARCI - Bassa Val di Cecina
Tavolo per la Pace della Val di Cecina

mercoledì 16 maggio 2018

Presidi-Manifestazione


 - PRESIDI INFORMATIVI CONTRO LA GUERRA
 - MANIFESTAZIONE CONTRO LA GUERRA E PER LA SMILITARIZZAZIONE DEL TERRITORIO

Le guerre e l'economia della guerra ci stanno portando alla rovina. L’attacco missilistico condotto da USA, Gran Bretagna e Francia contro la Siria viola ogni più elementare norma del diritto internazionale. È un crimine di guerra compiuto in base ad un’accusa rivelatasi falsa. L’operazione bellica è stata diretta e supportata dai comandi e dalle basi USA/NATO in Italia.
La NATO, di cui l’Italia è paese membro, ha ufficialmente dichiarato il proprio appoggio a questa azione bellica unilaterale organizzata da tre potenze NATO-dipendenti. L’unica cosa certa è che, proseguendo lungo questa via, si arriverà alla catastrofe.
In Italia non c’è che un modo per contribuire a disinnescare questa disastrosa escalation: rifiutare  che  il  nostro  territorio  nazionale  sia  usato  quale  sorta  di portaerei per le guerre USA/NATO nel Mediterraneo, uscendo dalla NATO e assumendo lo status di Paese sovrano e neutrale.

ATTUALMENTE CAMP DARBY È IL P GRANDE DEPOSITO DI ARMI DEL
MEDITERRANEO E LA TOSCANA È DIVENTATA IL CORRIDOIO DEGLI ARMAMENTI

Partecipare al Patto Atlantico ci costa 70 milioni al giorno che diventeranno 100 nellanno che viene. Il nuovo trattato per la proibizione delle armi atomiche che l’Italia non ha firmato ci offre il modo di uscirne. Altrimenti, il ricatto della finanza internazionale continuerà a ricadere su noi cittadini in termini di tagli ai servizi e soppressione di diritti, il tutto per assecondare la supremazia economica degli Stati Uniti e delle multinazionali a servizio della guerra.
Vengono stanziati miliardi per le  armi  e fatti  tagli alla sanità, è  inaccettabile! Sani e diritti sempre meno, bombe e carri armati sempre di p: dobbiamo dire basta! E iniziare a promuovere uno sviluppo dei territori fondato sulla pace e sulla quali della vita dei cittadini. Abbiamo un patrimonio naturale, culturale, ambientale e artistico da valorizzare, loro lo stanno distruggendo.
Non vogliamo più essere complici di genocidi e guerre!

20 MAGGIO
16/20 - LOCALITÀ CALETTA - ROSIGNANO

26 MAGGIO
16/20 - PIAZZA GUERRAZZI - CECINA

PRESIDII INFORMATIVI CONTRO LA GUERRA

2 GIUGNO
MANIFESTAZIONE CONTRO LA GUERRA E PER
LA SMILITARIZZAZIONE DEL TERRITORIO CONCENTRAMENTO ORE 15 S.PIETRO A GRADO

Lista del Popolo per la Costituzione -  Partito dei CARC - Potere al Popolo - Medicina Democratica - No guerra no NATO - ARCI Bassa Val di Cecina - Tavolo per la pace della Val di Cecina - Ass. Mestizaje - Encuentrarte


venerdì 11 maggio 2018

In diecimila per ricordare Peppino


In diecimila per ricordare Peppino.

Nell’arco di quarant’anni dalla sua morte questa è stata forse la manifestazione più partecipata, superando forse quella partecipatissima del 2008, cioè del trentennale.
Le iniziative sono state spalmate in dieci giorni e hanno visto la partecipazione di scrittori, uomini politici, atleti, studenti, parenti di vittime di mafia e protagonisti della recente storia d’Italia. Per l’occasione sono usciti due libri, uno “La voce d’Impastato”, edito da Nuova Dimensione e scritto da Ivan Vadori che, con attenta e scrupolosa ricerca ha ripercorso i fatti più rilevanti verificatisi dalla morte di Peppino a Mafia Capitale, corredandoli con una serie di testimonianze di protagonisti che queste storie hanno vissuto, l’altro “Peppino Impastato, le poesie e le trasmissioni a Radio Aut”, nel quale si ripropone il libro di poesie di Peppino curato da Salvo Vitale e da Guido Orlando, pubblicato nel 2008 con allegato, in cofanetto, un dvd con tutte le trasmissioni di “Onda Pazza”. Qualche altro libro, come quello delle testimonianze di compagni e amici di Peppino uscirà tra qualche mese, e comunque, entro l’anno.
Il corteo, come ogni anno è partito da Terrasini, esattamente da quella che fu la sede di Radio Aut, ha percorso la distanza tra i due paesi, di circa due km e  si è fermato a Cinisi, davanti  alla casa che fu di Peppino e che oggi è sede di Casa Memoria, un posto diventato meta di numerose scolaresche, oltre che di persone, in gran parte giovani, che effettuano viaggi per conoscere i luoghi della Sicilia dove mafia e antimafia si sono alternate in una storia che ha visto da una parte morti e miseria, dall’altra voglia di riscatto e lotte coraggiose.  In quest’ottica il barbaro assassinio di Peppino Impastato e lo scientifico depistaggio che venne messo in atto al momento della sua morte, costituiscono un essenziale passaggio per capire sino a che punto negli anni passati c’è stato un tacito accordo tra la mafia, gli uomini politici, le forze dell’ordine e i magistrati.
Nel suo intervento finale Giovanni Impastato ha ripercorso una serie di numerose vicende, soffermandosi alle iniziative degli ultimi anni, che hanno cercato di affrontare temi come quello della lotta alla mafia, quello sui diritti negati e quello sull’eredità e sulle prospettive da lasciare nell’immediato futuro. L’intervento di don Ciotti è stato applauditissimo e ha preso come spunto l’esempio di Peppino e il suo bisogno di comunicare per suggerire ai giovani vie diverse dalla rassegnazione, in partenza quelle della lotta al potere e all’iniqua divisione delle ricchezze. Sui limiti dell’informazione in Italia e sulle continue minacce che tengono sotto scacco i giornalisti italiani più esposti si è soffermato Giuseppe Giulietti.
Interventi di Susanna Camusso, che ha sfiorato i drammatici problemi di miseria e di mancanza di lavoro in cui si dibatte il sud, di Umberto Santino, che ha ripercorso le tappe di quarant’anni d’impegno, citando, come ogni anno,  momenti in parte conosciuti e di Carlo Bommarito, che, a nome dell’Associazione Impastato ha fatto riferimento all'impegno ambientalista, costantemente ignorato dalle amministrazioni locali.
Alla fine c’è stato un collegamento con i genitori di Regeni e l’invito, da parte di costoro, a non considerare le manifestazioni e i momenti di richiesta di giustizia come cose inutili.
La grande partecipazione poteva anche essere più  numerosa se lo sciopero degli aerei non avesse costretto una quarantina di altre scuole a fermarsi senza la possibilità di arrivare a Cinisi.
Nei dieci giorni d’impegno, pazientemente portati avanti da Casa Memoria e da Giovanni Impastato, che ne è il coordinatore, uno dei temi non ufficialmente affrontati, ma emerso prepotentemente, è stato quello di non ridurre Peppino a un santino, a una icona da inserire nel pantheon degli eroi antimafia. E’ il vecchio problema dell’identità di Peppino,  negata o alterata dall’immagine che ne hanno dato i mass media o i film su di lui e su Felicia. Qualcuno ha visto nel Peppino de “I cento passi” “un ragazzetto che fa scenate o che compie la famosa camminata”, senza soffermarsi sugli altri profondi significati che il film suggerisce, qualche altro presenta Peppino come un esempio di educazione alla legalità, senza tenere conto che Peppino non aveva niente da spartire, anzi era nemico di quella legalità che significa rispetto e ossequio passivo alle istituzioni e al potere delle classi dominanti,  qualche altro lo presenta come un folle, un utopista, un “illuso”, uno che si è fatto ammazzare perché non si era reso conto che il potere mafioso è intoccabile e  reagisce con la pena di morte a chi cerca di metterlo in discussione.
Le migliaia di persone che ogni 9 maggio gridano “Peppino è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai” troppo spesso dimenticano  che l’idea fondamentale cui Peppino ha dedicato la vita è il comunismo, da lui definito come “un’esigenza biologica”, quindi non solo un’idea, ma un modo di essere, una concezione di un mondo in cui ci sia uguaglianza totale e gioia di vivere. L’altra idea è quella della rivoluzione, come passaggio obbligatorio per costruire questo mondo, ovvero l’azzeramento delle regole che sinora hanno governato il vecchio mondo. La terza idea è quella dello stare insieme, di essere “compagni”, ovvero amici con cui si divide il pane.
Di tutto questo spesso rimane una maschera, quella che la società mette su se stessa per coprire le proprie lordure e quella che si tenta di mettere a Peppino per  occultare la forte carica rivoluzionaria delle sue idee. E’ per questo che oggi in un anniversario reso sempre più lontano dai ritocchi d’immagine che se ne fanno, ricordiamo Peppino  con alcuni suoi versi:

Oggi si butta giù
la maschera, mascherandosi.
Il carnevale
è una festa davvero strana:
si vince l'ipocrisia
erigendole un monumento mascherato.
Stasera voglio tagliuzzare
ogni mio sentimento
in mille coriandoli colorati.
Poi li getterò
nella calca dei convenuti
per allietare le loro danze.

(Salvo Vitale)