mercoledì 21 novembre 2018

20 anni di Teatro Reportage


Teatro di Nascosto Hidden Theatre
Festival
20 anni di teatro reportage
teatro, concerti, proiezioni, incontri

23 ‐ 25 Novembre 2018 Volterra, Toscana               Direzione Artistica Annet Henneman

20 anni di viaggi e di lavoro in Iraq, Iran, Palestina, Egitto, Kurdistan Turco/Iracheno, Siria, Giordania, Libano, India, Italia, Slovenia, Olanda, Francia, Spagna, Germania, Danimarca, Belgio, Regno Unito, condividendo le storie di coloro che vivono in territori di conflitto attraverso gli strumenti del Teatro Reportage, monologhi, canzoni, film, radio, teatro di strada




Più di cento persone riunite
Attori, giornalisti, membri d gruppi internazionali
Per condividere la vita quotidiana nei territori di conflitto
Attraverso teatro, musica, video e incontri




Nato nel 1997, il Teatro di Nascosto Hidden Theatre ha creato il Teatro Reportage, un metodo che coniuga giornalismo e teatro, nel quale gli attori si sottopongono a un rigoroso training che abbraccia diversi piani, mentale, fisico, vocale, antropologico, unitamente all’indagine giornalistica. Dopo anni di viaggi, di vita all’interno delle comunità, di performance in Medio Oriente ed Europa con attori professionisti, ci siamo riuniti a Volterra per collegare e coprodurre un unico Festival, che dia voce a coloro che vivono in totale isolamento nelle zone di conflitto.




PROGRAMMA
Venerdì 23 Novembre



h 18.00
Volterra Palazzo Comunale Sala Giunta
l’Apertura Ufficiale Festosa
Matrimoni che uniranno Iracheni, Curdi, Italiani, Palestinesi, Olandesi, Tedeschi con i ricordi di 20 anni di teatro reportage
Partecipano Marco Buselli, sindaco di Volterra
Antonio Pasquino, Ambasciatore Italiano a Baghdad
Luisa Morgantini, già Vice Presidente del Parlamento Europeo
Farazdaq Qasum, Docente di Arte all’Università di Bassora
Annet Henneman e Gianni Calastri, fondatori del Teatro di Nascosto
Attori provenienti da Iraq, Palestina, Kurdistan, Ucraina, Perù




Sabato 24 Novembre



h 10.00 12.00
Cinema Centrale





h 16.30 20.00
La Dogana Parcheggio Sotterraneo (da P.za dei Priori)





h 21.00 22.00
Teatro di
Nascosto,
Scale di Docciola
 




dalle h 22.00 in poi
Cortometraggi – a cura di Ali Kareem
Video che raccontano la vita quotidiana nelle zone di conflitto
Presentati dai registi provenienti da queste aree del mondo
Con la partecipazione degli studenti delle scuole superiori di Volterra

La passerella – Performance del Teatro Reportage Prima Internazionale, che segue lo studio realizzato a Bassora, Iraq Durante la Passerella, realizzata da 23 attori del gruppo internazionale, ascolteremo i titoli dei notiziari di Irak, Kurdistan, Palestina, Siria
Con accompagnamento musicale dal vivo, gli attori condivideranno con il pubblico storie personali…momenti di vita, amore, dolore, perdita, sogni, ricordi e speranze…Appuntamento in Piazza dei Priori davanti al Palazzo comunale, vestiti da matrimonio


Monologo Somud u Ahlam
Annet Henneman e Fidaa Ataya (Palestina), in Arabo e Italiano
Una madre racconta storie di sogni e di resistenza pacifica, nel suo villaggio Beduino Jabal Al Baba in Palestina, che si trova nelle vicinanze di un insediamento Israeliano. I checkpoints, la paura del suo piccolo nipote di perdere la propria casa, l’arrivo dei soldati per la rimozione di
12 case containers

The Jam Session ‐ Concerto
Con musicisti internazionali:
Alex Etchart (Uruguay / Inghilterra), Zaid Ayasa (Palestina) Mubin Dunen (Kurdistan Turco), Rocco Bertini (Italia) e altri


“Vorrei che il pubblico vivesse per un attimo, anche per pochi minuti, quello che la gente di Palestina, Irak, Kurdistan, Egitto, Siria vive quotidianamente in termini di occupazione, oppressione, guerra, dove le bombe cadono tutti i giorni, una realtà che sappiamo esistere, ma che sentiamo molto distante”       [Hannet Henneman]





Domenica 25 Novembre





h 10.00 – 13.00
Teatro di Nascosto
Scale di Docciola

















 
h 16.30 20.00
Teatro Persio Flacco

Il Salotto – Varie Performance

Donne
Interventi di attrici Palestinesi e Curdo/Irachene, dedicati alla Giornata
Internazionale per la Fine della Violenza sulle Donne

Conferenza
Open space per giornalisti stranieri: Armanj Zada (Kurdistan Iracheno), Abedo Dola (Palestina), Tammam Qassam (Bassora, Iraq)
e giornalisti italiani

Camp Darby
Incontro a cura del Tavolo per La Pace sulla su Camp Darby, base militare statunitense con potenziale nucleare in Toscana

Com'è la vita senza identità?
Presentazione della campagna di sensibilizzazione per palestinesi non identificati

La Stazione di Volterra
Architetti dell’ Archigraphshare: mostrano disegni e foto per il nuovo progetto del Teatro di Nascosto


Serata di Musica e Teatro
Dawi Ya Dawi– Performance Teatrale
una storia sulla vita nel Kurdistan Turco, con attori del Teatro Stabile del Kurdistan Turco – al momento chiuso, come molte altre realtà culturali sotto il presidente Erdogan

L’Uomo Piccolo Piccolo
di Gaetano D'Alessandro e Sebastiano Cappiello
una commedia nella quale si incontrano due dialetti e due culture, quelli del sud e nord Italia

Concerti
Musica Kurda con Farqin, Azat e Mubin Dunen
Fusion music Palestinese e Italiana con Hudud
Il Darabuka Parlante con Zaid Ayasa da West Bank, Palestina
Amore e Guerra, canzoni di Nicola Pineschi




Mostre 23 25 Novembre




Volterra
itinerante



Palazzo Comunale, Atrio







Teatro di Nascosto
Scale di Docciola



Terra – Intervento Artistico
Realizzato dagli artisti Olandesi Arno Peeters e Iris Honderdos



Diyarbakir 1996 – Mostra Fotografica
Foto in bianco e nero Diyarbakir 1996 sul Kurdistan Turco,
di Andrea Berselli

Punto a croce Palestinese – Mostra
Collezione di vestiti, borse e oggetti lavorati a punto a croce con disegni e colori speciali della Palestina di Sufyan Barakat Nima



20 anni di Teatro Reportage – Mostra Fotografica
Mostra fotografica di costumi di scena e set fotografici che raccontano 20 anni di lavoro del Teatro di Nascosto in molti paesi del mondo




Futuro La Radio
A partire dal 2015, il gruppo internazionale edita La Radio,
uno spazio online che ha l’obiettivo di far conoscere al pubblico internazionale
la vita quotidiana nei territori di conflitto, in Italiano, Inglese, Arabo e Curdo.

Con testimonianze personali, canzoni piene di memoria,
riprese dal vivo di situazioni di emergenza,
album fotografici di casa e di viaggio,
insieme ad articoli di approfondimento su situazioni politiche,
speranze e paure.





martedì 13 novembre 2018

I distruttori della Libia ora per la Libia


I distruttori della Libia ora «per la Libia»

[di Manlio Dinucci]
Dopo il fallimento di Emmanuel Macron nella ricerca di una soluzione alla crisi libica, ora è la volta di Giuseppe Conte di fare un tentativo. Roma è favorita rispetto a Parigi, dal momento che gode del sostegno della Casa Bianca. Tuttavia, ci sono poche possibilità che si pervenga a un qualsivoglia risultato: le “buone fatine” di oggi non sono altro che i lupi che ieri hanno divorato la Libia.
Una mezzaluna (simbolo dell’islamismo) raffigurata come uno stilizzato emisfero che, affiancato da una stella e le parole «for/with Libya» (per/con la Libia), rappresenta «un mondo che vuole porsi dalla parte della Libia»: è il logo della «Conferenza per la Libia» promossa dal governo italiano, come evidenzia il tricolore nella parte inferiore della mezzaluna/emisfero.
La Conferenza internazionale si concluderà oggi a Palermo, in quella Sicilia che sette anni fa è stata la principale base di lancio della guerra con cui la Nato sotto comando Usa ha demolito lo Stato libico. Essa veniva iniziata finanziando e armando in Libia settori tribali e gruppi islamici ostili al governo di Tripoli e infiltrando nel paese forze speciali, tra cui migliaia di commandos qatariani camuffati da «ribelli libici».
Veniva quindi lanciato, nel marzo 2011, l’attacco aeronavale Usa/Nato durato 7 mesi. L’aviazione effettuava 30 mila missioni, di cui 10 mila di attacco, con impiego di oltre 40 mila bombe e missili. L’Italia, per volontà di un vasto arco politico dalla destra alla sinistra, partecipava alla guerra non solo con la propria aeronautica e marina, ma mettendo a disposizione delle forze Usa/Nato 7 basi aeree: Trapani, Sigonella, Pantelleria, Gioia del Colle, Amendola, Decimomannu e Aviano.
Con la guerra del 2011 la Nato demoliva quello Stato che, sulla sponda sud del Mediterraneo di fronte all’Italia, aveva raggiunto, pur con notevoli disparità interne, «alti livelli di crescita economica e sviluppo umano» (come documentava nel 2010 la stessa Banca Mondiale), superiori a quelli degli altri paesi africani. Lo testimoniava il fatto che avevano trovato lavoro in Libia circa due milioni di immigrati, per lo più africani.
Allo stesso tempo la Libia avrebbe reso possibile, con i suoi fondi sovrani, la nascita in Africa di organismi economici indipendenti e di una moneta africana. Usa e Francia – provano le mail della segretaria di stato Hillary Clinton – si erano accordati per bloccare anzitutto il piano di Gheddafi di creare una moneta africana, in alternativa al dollaro e al franco Cfa imposto dalla Francia a 14 ex colonie africane.
Demolito lo Stato e assassinato Gheddafi, nella situazione caotica che ne è seguita è iniziata, sul piano internazionale e interno, una lotta al coltello per la spartizione di un enorme bottino: le riserve petrolifere, le maggiori dell’Africa, e di gas naturale; l’immensa falda nubiana di acqua fossile, l’oro bianco in prospettiva più prezioso dell’oro nero; lo stesso territorio libico di primaria importanza geostrategica; i fondi sovrani, circa 150 miliardi di dollari investiti all’estero dallo Stato libico, «congelati» nel 2011 nelle maggiori banche europee e statunitensi, in altre parole rapinati.
Ad esempio, dei 16 miliardi di euro di fondi libici, bloccati nella Euroclear Bank in Belgio e Lussemburgo, ne sono spariti oltre 10. «Dal 2013 – documenta la Rtbf (radiotelevisione francofona belga) – centinaia di milioni di euro, provenienti da tali fondi, sono stati inviati in Libia per finanziare la guerra civile che ha provocato una grave crisi migratoria». Molti immigrati africani in Libia sono stati imprigionati e torturati dalle milizie islamiche.
La Libia è divenuta la principale via di transito, in mano a trafficanti e manovratori internazionali, di un caotico flusso migratorio che nel Mediterraneo ha provocato ogni anno più vittime delle bombe Nato del 2011. Non si può tacere, come hanno fatto perfino gli organizzatori del controvertice di Palermo, che all’origine di questa tragedia umana c’è la guerra Usa/Nato che sette anni fa ha demolito in Africa un intero Stato.