martedì 13 novembre 2018

I distruttori della Libia ora per la Libia


I distruttori della Libia ora «per la Libia»

[di Manlio Dinucci]
Dopo il fallimento di Emmanuel Macron nella ricerca di una soluzione alla crisi libica, ora è la volta di Giuseppe Conte di fare un tentativo. Roma è favorita rispetto a Parigi, dal momento che gode del sostegno della Casa Bianca. Tuttavia, ci sono poche possibilità che si pervenga a un qualsivoglia risultato: le “buone fatine” di oggi non sono altro che i lupi che ieri hanno divorato la Libia.
Una mezzaluna (simbolo dell’islamismo) raffigurata come uno stilizzato emisfero che, affiancato da una stella e le parole «for/with Libya» (per/con la Libia), rappresenta «un mondo che vuole porsi dalla parte della Libia»: è il logo della «Conferenza per la Libia» promossa dal governo italiano, come evidenzia il tricolore nella parte inferiore della mezzaluna/emisfero.
La Conferenza internazionale si concluderà oggi a Palermo, in quella Sicilia che sette anni fa è stata la principale base di lancio della guerra con cui la Nato sotto comando Usa ha demolito lo Stato libico. Essa veniva iniziata finanziando e armando in Libia settori tribali e gruppi islamici ostili al governo di Tripoli e infiltrando nel paese forze speciali, tra cui migliaia di commandos qatariani camuffati da «ribelli libici».
Veniva quindi lanciato, nel marzo 2011, l’attacco aeronavale Usa/Nato durato 7 mesi. L’aviazione effettuava 30 mila missioni, di cui 10 mila di attacco, con impiego di oltre 40 mila bombe e missili. L’Italia, per volontà di un vasto arco politico dalla destra alla sinistra, partecipava alla guerra non solo con la propria aeronautica e marina, ma mettendo a disposizione delle forze Usa/Nato 7 basi aeree: Trapani, Sigonella, Pantelleria, Gioia del Colle, Amendola, Decimomannu e Aviano.
Con la guerra del 2011 la Nato demoliva quello Stato che, sulla sponda sud del Mediterraneo di fronte all’Italia, aveva raggiunto, pur con notevoli disparità interne, «alti livelli di crescita economica e sviluppo umano» (come documentava nel 2010 la stessa Banca Mondiale), superiori a quelli degli altri paesi africani. Lo testimoniava il fatto che avevano trovato lavoro in Libia circa due milioni di immigrati, per lo più africani.
Allo stesso tempo la Libia avrebbe reso possibile, con i suoi fondi sovrani, la nascita in Africa di organismi economici indipendenti e di una moneta africana. Usa e Francia – provano le mail della segretaria di stato Hillary Clinton – si erano accordati per bloccare anzitutto il piano di Gheddafi di creare una moneta africana, in alternativa al dollaro e al franco Cfa imposto dalla Francia a 14 ex colonie africane.
Demolito lo Stato e assassinato Gheddafi, nella situazione caotica che ne è seguita è iniziata, sul piano internazionale e interno, una lotta al coltello per la spartizione di un enorme bottino: le riserve petrolifere, le maggiori dell’Africa, e di gas naturale; l’immensa falda nubiana di acqua fossile, l’oro bianco in prospettiva più prezioso dell’oro nero; lo stesso territorio libico di primaria importanza geostrategica; i fondi sovrani, circa 150 miliardi di dollari investiti all’estero dallo Stato libico, «congelati» nel 2011 nelle maggiori banche europee e statunitensi, in altre parole rapinati.
Ad esempio, dei 16 miliardi di euro di fondi libici, bloccati nella Euroclear Bank in Belgio e Lussemburgo, ne sono spariti oltre 10. «Dal 2013 – documenta la Rtbf (radiotelevisione francofona belga) – centinaia di milioni di euro, provenienti da tali fondi, sono stati inviati in Libia per finanziare la guerra civile che ha provocato una grave crisi migratoria». Molti immigrati africani in Libia sono stati imprigionati e torturati dalle milizie islamiche.
La Libia è divenuta la principale via di transito, in mano a trafficanti e manovratori internazionali, di un caotico flusso migratorio che nel Mediterraneo ha provocato ogni anno più vittime delle bombe Nato del 2011. Non si può tacere, come hanno fatto perfino gli organizzatori del controvertice di Palermo, che all’origine di questa tragedia umana c’è la guerra Usa/Nato che sette anni fa ha demolito in Africa un intero Stato.



Bombardamenti a Gaza

Bombardamenti a Gaza….

… come recitava una famosa canzone di tanti anni fa “prendo il giornale e leggo che…” toh, un bombardamento nella striscia di Gaza…
Già di suo definire “striscia” il territorio dove vive legittimamente un popolo, ha “qualcosa di strano” (umiliante direi) e poi, in realtà nessun giornale stamattina ha scritto di bombardamenti nella striscia di Gaza… ma la notizia c’è.
Si, figuriamoci, gli israeliani bombarderebbero ancora i Palestinesi… e poi…., mah chissà a quando risale questa notizia…. è di oggi !
Già, nessun giornale ne parla, i “media” in questo periodo si occupano della Legge finanziaria, del movimento “Si TAV” (ohibò), di immigrati clandestini e di quant’altro possa fare “audience”…
Ma nella striscia di Gaza e per la gente che ci vive è stata una notte molto lunga dopo che, qualche ora fa, un blitz delle forze armate israeliane a Khan Yunis ha portato all’uccisione di 6 palestinesi (2 erano leader delle “Brigate al-Qassam”, il braccio armato di Hamas). L’unità israeliana, inseguita dalle fazioni palestinesi, sarebbe riuscita a darsi alla fuga grazie ai pesanti bombardamenti nell’area da parte dell’aviazione di Tel Aviv. In conseguenza delle notizie che giungono dalla Striscia, il premier israeliano Netanyahu ha accorciato la visita a Parigi ed è già di ritorno in Israele.
In questo momento almeno 30 razzi sono stati lanciati dalla Striscia in territorio israeliano in risposta all’aggressione israeliana. Se Israele voleva trovare un pretesto per avviare un’offensiva più ampia nel piccolo lembo di terra palestinese assediato da Tel Aviv da 11 anni – da tempo lo promette il ministro alla difesa istigato anche dalle critiche di “debolezza” rivoltegli dal ministro dell’educazione – con l’operazione militare sotto copertura di stasera ha fatto un passo molto pericoloso in avanti.
AGGIORNAMENTO: Le vittime palestinesi sono 7. Esercito israeliano conferma che un militare israeliano è stato ucciso e un altro è stato ferito.

La notizia scorre solo sui “social media”, letta solo da chi in mezzo a tanti uomini conserva ancora un briciolo di umanità da preoccuparsi per i suoi simili che soffrono e soccombono…

E poi c’è Annet Henneman, che già stamattina ha pubblicato sul suo profilo Facebook il dialogo intercorso con Mahmoud…
Lei che in 20 anni di “Teatro Reportage ci ha già raccontato di viaggi e delle vite di coloro che vivono l’occupazione, l’oppressione, la guerra, attraversando aree di conflitto in Medio oriente: Iraq, Iran, Kurdistan, Siria, Egitto, Palestina, avendo vissuto per lunghi periodi con le persone di queste aree martoriate….

ve lo propongo integralmente:

Mahmoud che mi scrive dal rifugio in giro per la notte: Qui 5 famiglie - circa 28 persone qui - donne e bambini….
Annet: avete dei materassi e un posto dove stendervi?
Mahmoud: siamo sotto una casa io non sono in casa mia - io e tutta la mia famiglia e molte famiglie usciamo dal campo in spiaggia…
Annet: Mahmoud, c’è ancora il bombardamento lì?
                   - Nessuna risposta -
Ore 01:39 - Annet: come stai?
Ore 04:29 Mahmoud: ancora bombardamento cara, ancora bombardamento… non riusciamo a dormire…
non possiamo dormire…. ancora bombardamento, cerchiamo di chiamare chiunque possa darci latte per i bambini, acqua, qualsiasi cosa, cibo, siamo cinque famiglie qui…. non possiamo dormire…. ancora una volta bombardamenti…. guerra….
Annet: sei senza cibo?
Mahmoud: da ieri mia cara, da ieri…
Annet: avete elettricità? Acqua?
Mahmoud: No, no. Io non sono in casa mia sono sotto casa con molte persone – rifugio….
Annet: niente?
Mahmoud: non abbiamo niente ora e non riusciamo ad uscire - chiunque vada in strada morirà - cerchiamo di trovare soluzione ma brutta situazione….
Annet: i bambini? Hanno fame? Sete ?
Mahmoud: tutti qui piangono, si, hanno bisogno di latte - ooh mio Dio - perché perché è così. Perché? Io non dormo da 39 ore, credimi - sono così stanco ma non riesco a dormire - non so che dire sono stanco non posso più parlare non posso…. 
Annet: Saleh è lì con i bambini?
Mahmoud: Si, si….
Annet: la madre ha ancora il latte?
Mahmoud: siamo in una grande stanza. Non abbiamo cucina….
Annet: quanto tempo hai ancora con la batteria del tuo telefono?
Mahmoud : 13 % ....
Annet: usalo poco per favore….. latte della mamma intendo, per il bambino?
Mahmoud : no non ce l'abbiamo - cerchiamo di chiamare qualcuno se uno può venire da noi….
Annet: Pensi che qualcuno possa venire?

            - silenzio nessuna risposta per ore –

Saleh, fratello Mahmoud, dallo stesso rifugio:
Cerco di confortare i miei figli. Ma cosa posso dire a loro, questi sono fuochi d'artificio? Esplosioni enormi a due metri di distanza da casa mia. Bambini, la verità è: ho mentito quando ho detto che siamo al sicuro e che questi sono fuochi d'artificio. Siamo sotto occupazione. Come fa a finire tutto questo? Potrebbe sembrare inutile essere vivi a Gaza……

GRAZIE ANNET                                    [ Benedetto Randazzo ]


domenica 11 novembre 2018

Cena per raccolta fondi



CENA PER RACCOLTA FONDI


Cena per raccolta fondi a sostegno delle iniziative "20 ANNI DI TEATRO REPORTAGE" – guidato da Annet Henneman: racconti di viaggi e vite di coloro che vivono l’occupazione, l’oppressione, la guerra, attraversando aree di conflitto in Medio oriente: Iraq, Iran, Kurdistan, Siria, Egitto, Palestina, avendo vissuto per lunghi periodi con le persone di queste aree martoriate.
L'iniziativa è patrocinata dal Comune di Pomarance, Associazione Mondo Migliore - Commercio equo e solidale - Tavolo per la Pace della Val di Cecina.
Nel corso della cena Annet Henneman ci racconterà brevemente la sua esperienza di "Teatro Reportage" - SIETE TUTTI INVITATI !


venerdì 9 novembre 2018

Annet racconta


20 anni di Teatro Reportage

ANNET RACCONTA – 20 Anni di Teatro Reportage. Racconti di viaggi e vite di coloro che vivono l’occupazione, l’oppressione, la guerra, attraversando aree di conflitto in Medio oriente: Iraq, Iran, Kurdistan, Siria, Egitto, Palestina, avendo vissuto per lunghi periodi con le persone di queste aree martoriate.
Tantissimi sono stati gli spettacoli realizzati in questi 20 anni di attività, svolta raccontando storie personali, con canzoni, balli e foto sulla vita quotidiana nelle aree di conflitto, suonando nei teatri, negli spazi pubblici, nelle scuole e nel Parlamento Europeo...
L’evento si terrà il 14 Novembre a Pomarance (PI): la mattina incontrando gli studenti nelle scuole; alle 17:30 sempre a Pomarance, al Teatro De Larderel in un’iniziativa aperta a tutti con ingresso gratuito.
L’evento è patrocinato dal Comune di Pomarance, “Le Amiche di Mafalda” – Associazione contro la violenza sulle donne, “Mondo Migliore” – Associazione per il commercio Equo e Solidale e Tavolo per la Pace della Val di Cecina.