lunedì 24 giugno 2019

Chi sono gli incendiari delle petroliere

L’arte della guerra

Chi sono gli incendiari di petroliere

Manlio Dinucci
Mentre gli Stati uniti preparano una nuova escalation in Medio Oriente, accusando l’Iran di attaccare le petroliere nel Golfo di Oman, il vice-premier Matteo Salvini incontra a Washington il segretario di Stato Mike Pompeo, uno degli artefici di tale strategia, assicurandogli che «l'Italia vuole tornare a essere nel continente europeo il primo partner della più grande democrazia occidentale». Aggancia così l’Italia all’operazione lanciata da Washington.
L’«incidente del Golfo di Oman», casus belli contro l’Iran, ricalca «l’incidente del Golfo del Tonchino» del 4 agosto 1964, usato come casus belli per bombardare il Nord Vietnam, accusato di aver attaccato un cacciatorpediniere Usa (accusa risultata poi falsa).
Oggi, un video diffuso da Washington mostra l’equipaggio di una presunta motovedetta iraniana che, in pieno giorno, rimuove dalla fiancata di una petroliera una mina inesplosa per cancellare la sua provenienza (dato che la mina avrà avuto la scritta «made in Iran»). Con queste «prove», che costituiscono un vero e proprio insulto all’intelligenza, Washington cerca di camuffare lo scopo dell’operazione. Essa rientra nella strategia per il controllo delle riserve mondiali di petrolio e gas naturale e dei relativi corridoi energetici.
Non a caso nel mirino degli Stati uniti vi sono l’Iran e l’Iraq, le cui riserve petrolifere complessive superano quelle dell’Arabia Saudita e sono cinque volte superiori a quelle Usa. Le riserve iraniane di gas naturale sono circa 2,5 volte quelle statunitensi.
Per la stessa ragione è nel mirino Usa il Venezuela, il paese con le maggiori riserve petrolifere del mondo.
Di primaria importanza è il controllo dei corridoi energetici. Accusando l’Iran di voler «interrompere il flusso di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz», Mike Pompeo annuncia che «gli Stati uniti difenderanno la libertà di navigazione». In altre parole, annuncia che gli Stati uniti vogliono controllare militarmente questa zona chiave per l’approvvigionamento energetico anche dell’Europa, impedendo anzitutto il transito del petrolio iraniano (a cui l’Italia e altri paesi europei non possono comunque accedere liberamente a causa del divieto Usa).
Dall’Iran avrebbe potuto arrivare in Europa anche gas naturale a basso prezzo per mezzo di un gasdotto attraverso Iraq e Siria, ma il progetto, varato nel 2011, è saltato in seguito all’operazione Usa/Nato per demolire lo Stato siriano.
Dalla Russia avrebbe potuto arrivare direttamente in Italia, e da qui essere smistato in altri paesi europei con notevoli vantaggi economici, gas naturale per mezzo del South Stream attraverso il Mar Nero, ma il gasdotto, già in fase avanzata, è stato bloccato nel 2014 sotto pressione degli Stati uniti e della stessa Unione europea con grossi danni per l’Italia. E’ invece andato avanti il raddoppio del Nord Stream, che fa della Germania il centro di smistamento del gas russo.
Successivamente, in base all’accordo di «cooperazione strategica Usa-Ue in campo energetico» stipulato nel luglio 2018, le esportazioni Usa di gas naturale liquefatto (Lng) nella Ue sono triplicate. Centro di smistamento è la Polonia, da dove il «gas della libertà» arriverà anche in Ucraina.
L’obiettivo di Washington è strategico: colpire la Russia sostituendo in Europa al gas russo quello statunitense. Non c’è però alcuna garanzia né sui prezzi, né sulla durata delle forniture Usa di gas, estratto dagli scisti bituminosi con la tecnica del fracking ambientalmente disastrosa.
Che cosa dice di tutto questo Matteo Salvini che, arrivato nella «più grande democrazia occidentale», ha orgogliosamente dichiarato «faccio parte di un governo che in Europa non si accontenta più delle briciole»?
(il manifesto, 18 giugno 2019)



lunedì 17 giugno 2019

Tutti leviatani ?

TUTTI LEVIATANI ?

Noi siamo un Paese in cui i ladri sono passati per le armi.
È successo il 7 giugno quando un tabaccaio di Ivrea ha sparato e ha ucciso un ladro moldavo che non era entrato in casa sua né nel suo negozio, che è la nuova licenza di uccidere, ma stava rubando sulla strada una macchinetta cambiavalute con altri due complici.
Abbiamo tanto esecrato certi Stati islamici così opposti alla nostra identità che ai ladri mozzano le mani, ed ecco che siamo diventati più severi di loro, non solo tagliamo ai ladri le mani che rubano, ma togliamo loro la vita che attraversa la nostra, su istigazione del ministro degli Interni e con annesse manifestazioni di tripudio popolare.
È “la giustizia a portata di mano” regredita a violenza e vendetta, di cui ha parlato Maria Rosaria Guglielmi, Sostituta Procuratore della Repubblica a Roma, alla recente assemblea di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri”. Ed è ritornare all’indietro, oltre Thomas Hobbes, che con un colpo di genio ermeneutico aveva dato avvio allo Stato moderno immaginandolo come il mostro biblico, il Leviatano, che si assumeva il monopolio della violenza e ne dispensava i cittadini, facendoli uscire dallo “stato di natura”, per farli entrare nello “stato civile”; e se nello stato di natura vigeva la legge della uccidibilità generalizzata, per cui nessuno era sicuro in quella lotta di tutti contro tutti, nello stato civile avrebbe regnato la sicurezza pubblica e la moderna polizia. Ora il Leviatano postmoderno torna alle origini, e invece di limitare dissemina la violenza, facendo sì che Leviatani, i mostri, diventiamo tutti noi.
Il 3 giugno scorso è uscito in libreria, edito da Gabrielli, un libro di Raniero La Valle, “Lettere in bottiglia”, col sottotitolo: “Ai nuovi nati, questo vostro Duemila”, che ci riguarda perché molte delle lettere ivi contenute sono partite, come newsletter, da questo sito. Il libro è stato presentato per la prima volta quel giorno a Cremona, nella sala Zanoni, per iniziativa della Tavola della pace, del Volontariato e di un Cenacolo di preghiera per papa Francesco. Nello stesso momento, poiché mancavano tre giorni alle elezioni, nei giardini comunali di piazza Roma c’era un comizio del ministro Salvini, che ci teneva moltissimo a vincere a Cremona il ballottaggio per il sindaco. All’incontro per la presentazione del libro mancavano alcuni ragazzi che erano andati a sentire e a dissentire da Salvini.
Il resto è cronaca: durante il discorso del leghista, due giovani hanno alzato una sciarpa con su scritto: “Ama il prossimo tuo”. Gente intorno, inviperita, li ha aggrediti e malmenati, sono dovuti intervenire i vigili urbani per salvarli. Identificati poi in questura, è stato loro intimato di non dire nulla dell’accaduto. Ma vedendo il tafferuglio, e lo striscione, il ministro ha gridato alla folla: “Lasciatelo stare, poverino, se non c’è un comunista ai giardinetti noi non ci divertiamo”.  E con commiserazione ha dileggiato quelli che ancora vanno in giro con la falce e martello e la bandiera rossa.
Ai giardinetti in realtà c’era qualcuno che era rimasto fermo al Vangelo, e quella roba comunista il ministro l’ha paragonata ai dinosauri che come relitti di un remoto passato si trovano in mostra al museo delle scienze di Milano.
Così venivano messi allo scoperto due aspetti emblematici dell’attuale fase della vita italiana: tutto ciò che è cattivo, compreso l’amore del prossimo, è “comunista”, e il Vangelo è tornato ad essere un segno di contraddizione. Poi Salvini ha perso le elezioni a Cremona.
Pochi giorni dopo, l’11 giugno, in un’ora e diciassette minuti, dalle 16.49 alle 18.06, il Consiglio dei ministri ha spiantato alcuni pilastri fondamentali dello Stato di diritto:
1)     Con decreto legge passa al ministro dell’Interno, come Autorità di pubblica sicurezza, la difesa delle frontiere marittime, finora compito delle Forze Armate e del presidente della Repubblica che ne ha il comando; il ministro si arroga ora il potere di limitare o vietare “l’ingresso, il transito e la sosta” di navi nel mare territoriale, nel quadro della guerra contro l’immigrazione;
2)     I comandanti delle “navi pirata”, come amabilmente le chiama il ministro dell’Interno nei suoi blog, dovranno pagare un pizzo da 10.000 a 50.000 euro come sanzione amministrativa fuori del controllo giudiziario, se non osservano le limitazioni e i divieti a salvare i naufraghi e a sbarcarli in un porto sicuro; se poi persistono reiterando i criminosi salvataggi e trasporti le loro navi potranno essere sequestrate e confiscate dai prefetti, come le auto colpevoli di infrazioni stradali, senza alcun vaglio da parte di un magistrato; l’intimidazione per impedire i salvataggi in mare e il lavoro umanitario delle ONG diviene pertanto fortissima;
3)     Le procure, come quella di Agrigento, che hanno reso giustizia ai naufraghi imponendone lo sbarco sono esautorate e si estende all’immigrazione illegale la competenza delle procure distrettuali antimafia, così come l’inquisizione con agenti infiltrati e le intercettazioni.
4)     Si alza il livello della repressione contro chi si agita troppo nelle manifestazioni pubbliche e nei cortei, chi si mette il casco o si copre il viso, chi lancia uova razzi o altri oggetti, chi resiste a pubblico ufficiale, interrompe un pubblico servizio e simili. Per dimenticanza, o per la concitazione di tante delibere in un tempo così ristretto, si è trascurato di proibire che in pubblico si leggano o si mostrino da leggere versetti del Vangelo;
5)     Si decreta, incuranti dell’ossimoro, l’arresto in flagranza di chi non è colto in flagranza ma indiziato per reati commessi in occasione di manifestazioni sportive;
6)     Si punisce la rivendita di biglietti per lo stadio anche per via telematica;
7)     Si modifica il sistema delle carriere nella polizia, potenziando in modo clientelare ricompense, premi e promozioni per meriti a discrezione dei superiori;
8)     Si impugnano diverse leggi regionali e si incassa la rinuncia di molte Regioni ai ricorsi presentati alla Corte costituzionale contro le illegittimità costituzionali del primo “decreto-sicurezza”.
In più, in quell’oretta di alacre e approfondito lavoro si sono approvati trattati internazionali, protocolli, accordi, convenzioni, pareri su contratti collettivi di lavoro, nomine, stanziamenti per i terremoti o i comuni montani, modifiche al codice della giustizia contabile, riorganizzazione degli uffici centrali del ministero dell’Interno, e quant’altro….
Di tutto ciò ben poco si viene a sapere sui giornali se non di un governo che doveva cadere e non cade, per un patto di ferro tra i contraenti.
Intanto l’attenzione, distolta da questi guasti strutturali e permanenti inflitti all’ordinamento, viene dirottata tutta sul falso conflitto con l’Europa e sulle effimere narrazioni sulle tasse da togliere e le spese in deficit da aumentare.
Quando poi la vera sicurezza sarebbe l’amore del prossimo !
[Raniero La Valle]



giovedì 30 maggio 2019

L'altra festa della Repubblica


L’ALTRA  FESTA  DELLA  REPPUBBLICA
per un'altra Repubblica, disarmata cooperante e libera.


Rete Civica Livornese Contro la Nuova Normalità della guerra
Tavolo per la Pace della Val di Cecina
WILPF Italia



Invito alle Associazioni del territorio
Invito a tutti !


Camminata e ispezione popolare dei lavori in corso a camp darby


Appello a coordinarsi e a lavorare insieme

Il 2 giugno 2017 e il 2 giugno 2018 sono state due giornate importanti di protesta contro la base di Camp Darby.
L’appello è per non interrompere la sequenza di proteste in occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno 2019

Una camminata intorno alla base, lungo la ferrovia e al canale dei Navicelli, per prendere visione dello stato di avanzamento dei lavori in corso.
Il nuovo troncone ferroviario di 2,5 chilometri che collegherà la base alla stazione di Tombolo, prevedendo un ponte girevole sul canale dei Navicelli, renderà più efficiente e veloce la movimentazione delle armi per e dal porto.

Programma:
  
ore 11:00 ritrovo al parcheggio della Gas and Heat
ore 11:15 -13:00 camminata

si propone anche:

ore 13:15 pranzo al circolo Arci La Vettola
ore 15:00 - incontro-assemblea



Per informazioni: Jeff Hoffman 3288077994





Le navi della morte passano da Livorno


Le navi della morte passano da Livorno



https://www.pressenza.com/it/2019/05/le-navi-della-morte-passano-da-livorno/
La Toscana è stata inserita nell’intreccio dell’economia di guerra a guida Stoltenberg all’insaputa dei toscani e dobbiamo iniziare a dirlo.
A Genova è stata fermata una nave saudita e adesso dobbiamo fermare quelle statunitensi che portano armi all’Arabia Saudita.  La prossima nave in arrivo è prevista per il 20 giugno prossimo; organizziamo una  protesta nazionale.
Il molo Italia nel porto di Livorno è quello dove  mensilmente avviene il trasbordo di armi, munizioni e mezzi corazzati. La nave appartiene alla compagnia privata Global Logistics, ingaggiata  dalla difesa statunitense per questo nobile servizio marittimo meglio  noto come “programma di sicurezza marittima”. L’andirivieni delle navi della Global Logistics va avanti da anni senza  che nessuno voglia accorgersene, a parte una fetta della società civile. I lavori in corso nella base e intorno alla base di Camp Darby  riguardano proprio il ruolo di “nastro trasportatore” delle armi che  Livorno svolge con il suo porto nucleare. Per essere precisi, è dal marzo  2017 che  è iniziato un collegamento regolare tra Livorno e i porti di Aqaba in Giordania e  Gedda in Arabia Saudita. Le navi su cui  vengono caricate armi e carri armati hanno nomi bellissimi tipo Liberty  Passion, Liberty Pride, Liberty Promise e così via. Sono delle modernissime, enormi navi statunitensi di tipo Ro/Ro (progettate per trasportare veicoli e carichi su ruote): lunghe 200 metri, dotate ciascuna di 12 ponti con una superficie totale di oltre 50000 m2,  sufficienti al trasporto di un carico equivalente a 6.500 automobili.
Nel suo viaggio inaugurale – riportano documentate fonti (AsiaNews e altre) – la Liberty Passion ha trasportato 250 veicoli militari e altri materiali di Camp Darby dal porto di Livorno a quello giordano di Aqaba, dove, attraversato il Canale di Suez, è arrivata il 7 aprile. Dal giugno dello stesso anno la Rete civica contro la nuova normalità della guerra  e il Tavolo per la Pace della val di Cecina, organizzano caparbiamente un  presidio di protesta e richiedono alle istituzioni il piano di emergenza per il porto nucleare che dovrebbe essere reso noto ai cittadini, come previsto dalla legge. Non c’è dubbio che Livorno sia zona a rischio come tutti i comuni nel raggio di 50 km dal porto.
Quanto a Camp Darby, la base ci rende un potenziale target in caso di conflitto e resta aperta da sempre la questione degli esplosivi usati negli anni di piombo e nel 92/93, nonché la possibilità che questa ospiti anche armi nucleari e non convenzionali. Recentemente i sauditi hanno usato proiettili al fosforo bianco forniti dagli Stati Uniti, che potrebbero provenire da Camp Darby.
Pisa e Livorno sono sempre più militarizzate e ci si ammala sempre di più. Il nesso fra clima, salute ed economia di guerra è così stretto da renderne difficile la messa a fuoco.
Vogliamo opporci a tutto questo e al sistema guerra. I presidi a Livorno hanno luogo ogni secondo sabato del mese dalle 16 alle 19 in Piazza Grande angolo via Grande. Il 2 giugno celebreremo la festa della Repubblica con una camminata naturalista/ispettiva intorno a Camp Darby, occasione per dare una controllata ai lavori in corso e rendersi conto di persona della vastità dei lavori e della base.



mercoledì 22 maggio 2019

Appello ai candidati sindaci


Appello ai candidati sindaci della Val di Cecina


Castagneto Carducci, 22/05/2019

Il Tavolo per la pace della val di Cecina chiede ai candidati a sindaco dei comuni della Val di Cecina:

1)  Che nominino da subito un delegato al Tavolo per la pace, partecipino e ospitino i coordinamenti e rispettino il pagamento della quota d’adesione al Tavolo inserendo nel Bilancio la voce “Tavolo per la Pace della val di Cecina”
2)  Che si adoperino per una collaborazione stabile con il Tavolo per la Pace per le attività inerenti alla Pace, al disarmo, alla nonviolenza e alla legalità, rivolte alle scuole.
3) Che si facciano promotori e collaborino alle iniziative del Tavolo per la diffusione e la sensibilizzazione della cittadinanza nei temi del documento programmatico del Tavolo per la Pace e collaborino, sul proprio territorio, alla presentazioni di libri sui temi inerenti la Pace e il disarmo e che i temi Pace, disarmo ed economia di pace diventino centrali nell’agenda del Comune.
4) Che il candidato si impegni per richiedere la pubblicazione del piano di emergenza nucleare inerente al porto di Livorno e promuova insieme al Tavolo iniziative di sensibilizzazione della cittadinanza sulla militarizzazione del territorio e l’effetto negativo che questo ha sull'economia locale, sulla salute pubblica, sulla sicurezza dei cittadini, dell’ambiente e del paesaggio (L’impegno affinché il rischio di emergenza radiologica conseguente all'attuale situazione del porto (naviglio a propulsione nucleare), sia inserito nel Piano comunale di Protezione Civile e sia considerata una “priorità” l’informazione capillare ed efficace della popolazione.
5)  L’impegno a coordinarsi con i sindaci degli altri comuni dell’area di emergenza radiologica, perché la Prefettura aggiorni il PES e ne verifichi periodicamente il funzionamento.
6) L’impegno, in collaborazione con gli altri sindaci, coinvolgendo gli organi competenti, a promuovereuna conferenza internazionale, da tenersi in Val di Cecina, su guerre, cambiamenti climatici, migrazioni e “tesa a promuovere il nuovo trattato ONU di luglio 2017 per la proibizione del nucleare e a denuclearizzare il Mediterraneo e il Medio Oriente tramite accordi internazionali analoghi a quelli che tra il 1985 e il 1996 istituirono quattro zone libere da armi nucleari (America Latina 1985, Pacifico del sud 1985, sud est Asiatico 1995, Africa 1996)” (dal Doc. Smilitarizzazione e denuclearizzazione del porto di Livorno”, V Commissione consiliare Livorno, 17.12.2018).
7) L’impegno a sollecitare il Governo e in particolare il Ministro degli Esteri, con specifica corrispondenza e richieste d’incontri, a dare esecuzione rigorosa anche per quanto riguarda il porto di Livorno, a quanto previsto dalla Legge 9 luglio1990 n°185 circa il transito di materiale di armamento.


Il coordinatore della Bassa val di Cecina : Jeff Hoffman 
La coordinatrice dell'Alta val di Cecina: Camilla Sguazzi


Segreteria Tavolo per la Pace della val di Cecina
Comune di Castagneto Carducci (LI) Via della Repubblica 15/B

Tel 0565 778276 - Fax 0565 763845 cell. 3332526023






giovedì 16 maggio 2019

Walking the line


WALKING THE LINE
PALESTINA E ISRAELE LUNGO IL CONFINE CHE NON C'E'

Un dialogo sulla Palestina - Iniziativa di illustrazione e dibattito presso la sede del teatro di Nascosto in via di Docciola per parlare della realtà della Palestina

Annet Henneman e il giornalista Christian Elia si incontreranno venerdì 31 maggio alle ore 18 a Volterra presso la sede del Teatro di Nascosto in Via di Docciola, per parlare della Palestina e dei loro diversi modi di viaggiare e di lavorare all'interno di questa difficile realtà: Annet con i suoi incontri con associazioni palestinesi, giornalisti e attori del Teatro Reportage, Christian con i suoi articoli di viaggio sulla rivista online Q Code Magazine e più di recente, con libro che sarà presentato durante l'incontro " Walking the Line - Palestina e Israele lungo il confine che non c'è" frutto di un suo lungo viaggio lungo il confine Israelo/Palestinese.

L'iniziativa è a cura del Teatro di Nascosto, in collaborazione con Emergency Volterra, Tavolo per la Pace della Val di Cecina e Associazione Ultima Frontiera.








martedì 14 maggio 2019

La scuola non è una caserma


“La scuola non è una caserma”

Ecco cosa diceva Gianni Rodari sul grembiule a scuola


La proposta di Matteo Salvini, Ministro dell’Interno e leader della Lega, in merito al grembiule a scuola, ha riacceso la consueta polemica sul tema.
Durante un comizio tenuto a San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, Salvini ha infatti detto: “Abbiamo appena reintrodotto l’educazione civica a scuola e vorrei che tornasse anche il grembiule per evitare che vi sia il bambino con la felpa da 700 euro e quello che ce l’ha di terza mano perché non può permettersela. Ma sento già chi griderà allo scandalo ed evocherà il duce, ma un paese migliore si costruisce anche con ordine e disciplina”.
Il tema ha avuto molti commenti e riflessioni: è questa una questione fondamentale o le emergenze della scuola sono altre? Strutture fatiscenti, soffitti e controsoffitti da monitorare: ogni settimana ne crolla qualcuno….
In merito alla “reintroduzione dell’Educazione civica a scuola”, probabilmente il “Vicepremier” non era a conoscenza del fatto che l’educazione civica non è mai stata abolita.
Come se la Ministra per il Sud Barbara Lezzi annunciasse trionfalmente «Abbiamo appena reintrodotto la pizza a Napoli».
Come ben sanno tutti i docenti di storia, infatti, non è possibile insegnare la Storia stessa — dai Sumeri a Matteo Salvini — senza parlare di diritti, doveri, leggi, Costituzione, proprietà, questioni sociali. In due parole, “educazione civica”….
Ma peschiamo dal passato una riflessione molto valida che inquadra con grande lucidità la questione grembiule a scuola.
Infatti, un articolo pubblicato nel 1968 sul Corrierino dei piccoli, a firma di “un certo” Gianni Rodari, riguarda proprio una riflessione sul tema grembiule, recentemente ripreso da “Famiglia Cristiana”.




lunedì 13 maggio 2019

Succede in questo paese anche ai bambini


Succede in questo paese anche ai bambini


Fonte foto: archivio www.pressenza.com
12.05.2019 - Luca Cellini su www.pressenza.com
Succede, quando l’aria che spira in un paese da stato di diritto, a poco a poco, si trasformi in stato di polizia, succede quando la voglia di controllo dell’ordine costituito, diventi talmente forte da farlo divenire insegnamento pedagogico, il gioco del poliziotto e del carabiniere che usa scudo e manganello a simulare la repressione del dissenso, succede che dei bambini di 7 e 10 anni di due classi d’una scuola elementare del Nord si vestino da celerini, indossino caschi e scudi del reparto mobile in tenuta antisommossa. Succede questo ai giorni nostri in Italia a Cremona in visita guidata nei giorni scorsi a una caserma dell’Arma dei Carabinieri, e pochi giorni prima ancora un’altra classe di una scuola elementare di Carpi che ha ospitato i funzionari del commissariato di Polizia, venuti a svolgere una “normale” giornata d’insegnamento dei compiti di polizia.
Succede che gli scatti dei bambini in tenuta antisommossa siano stati distribuiti direttamente dallo stesso ufficio stampa del Comando provinciale dei Carabinieri di Cremona dove si vedono alcuni bambini disposti dai militari nell’assetto a “testuggine” a simulare d’essere nel bel mezzo di incidenti di piazza. Succede che sono bambini che a malapena hanno appena iniziato a leggere e scrivere Sono gli alunni delle classi 2ª A e 5ª A della scuola primaria Trento e Trieste di Cremona.
Succede che l’iniziativa è stata presentata dall’Arma stessa dal Maggiore Rocco Papaleo nel seguente modo:
“Gli alunni hanno avuto modo di conoscere i compiti e la struttura dell’Arma dei Carabinieri. Nel corso della visita è stata illustrata la funzionalità dei mezzi in dotazione, di molti strumenti tecnici, potendo visitare la Centrale Operativa, cuore pulsante del Comando Provinciale ed anche la sala “spis” (dove avviene il fotosegnalamento e vengono verificate le impronte digitali)”.
Succede adesso che lecitamente ci si chieda se fra le tante cose che si possono insegnare a dei bambini in veste di tutori dell’ordine, il migliore contributo che possa dare l’Arma all’educazione alla legalità, sia quello di guidare bambini di 7 e 10 anni disponendoli in fila come un plotone di carabinieri pronti alla carica.
Succede anche che ci si chieda com’è che delle insegnanti elementari possano sorridere tranquillamente in foto, nell’atto di vedere i propri alunni simulare una carica, immortalate durante questo felice quadretto che pare restituire una perfetta fotografia della deriva autoritaria e di voglia di controllo di questo paese.
Succede che c’è di che esser preoccupati oltre che inquieti nel vedere che ciò che accade nel paese che la tendenza e il desiderio d’imporre l’ordine costituito  e placare ogni dissenso col manganello in questi giorni sia diventato oggetto di simulazione e insegnamento per dei bambini.
Succede che ci si augura che domani quanto meno ci possa essere una seria e sana discussione pubblica e anche politica, che ci distolga dal sonno, che ci faccia riflettere sul significato di quanto avvenuto, su questa pessima tendenza al prediligere l’uso della Forza nella risoluzione di ogni problema, tanto da divenire insegnamento  al posto dell’insegnamento al dialogo e alla pacifica convivenza per i bambini delle elementari, al posto anche del diritto a quell’età ad essere spensierati, e perchè no diritto ad essere ancora candidi, essere soltanto bambini.
Succede che forse è il caso che sia il momento di capire coscientemente, guardare le cose per come stanno, comprendere che è l’ora di invertire collettivamente, tutti, e responsabilmente cambiare la rotta di questa deriva, prima diventi troppo tardi.
[12.05.2019 - Luca Cellini su www.pressenza.com]

I Cinquestelle e lo show su Peppino Impastato


I Cinquestelle e lo show su Peppino Impastato


Riguardo a quello che è stato scritto da vari organi di stampa relativamente all’esclusione di alcuni rappresentati dei Cinquestelle dalle iniziative in commemorazione dell’assassinio mafioso di Peppino Impastato, il Centro Impastato di Palermo, la Casa Memoria “Felicia e Peppino Impastato” di Cinisi e l’Associazione culturale “Peppino Impastato” di Cinisi-Terrasini desiderano precisare quanto segue:
I rappresentanti dei “grillini” si sono presentati, prima al casolare dove Peppino è stato ucciso o tramortito, poi al cimitero dove è sepolto e infine al corteo, con le telecamere, con evidente intento speculativo a fini elettorali.
Le dichiarazioni di rappresentanti di quel “movimento” secondo cui la lotta antimafia “non deve avere colore politico” sono molto lontane dal nostro modo di intendere la mafia e l’antimafia. Per noi il rapporto tra mafia, politica e settori delle istituzioni è costitutivo del fenomeno mafioso e l’antimafia deve essere una scelta di campo, con un’indispensabile coerenza tra quello che si dice e quello che si fa nella vita quotidiana e all’interno delle istituzioni. E non può essere disgiunta da una presa di distanza radicale da ogni forma di fascismo e di razzismo. 
I Cinquestelle hanno unito il loro qualunquismo con il nazionalismo e la xenofobia della Lega, il cui capo ostenta continuamente linguaggio e posizioni inequivocabilmente fascisteggianti e l’ultima provocazione, con la pubblicazione della sua autoesaltazione con una casa editrice dichiaratamente fascista, è intollerabile. Cosa si aspetta per mettere fuori legge, come vuole la Costituzione, tutti i gruppi che si autodefiniscono e sono fascisti? Se non si applica la Costituzione e non si mettono in campo politiche alternative alla deriva autoritaria che è in atto non solo in Italia, sarà la resa della democrazia.
Ci spiace per Piera Aiello, come abbiamo precisato, ma le sue scelte politiche e la mancanza di qualsiasi presa di posizione nei confronti di scelte governative o di Salvini, il vero capo di un governo partorito da un ridicolo contratto privato, sono atti in piena contraddizione con le idee e le pratiche che caratterizzavano l’impegno di Peppino Impastato e danno senso alla nostra attività.
Una delle iniziative più significative dei giorni dedicati a Peppino e alla manifestazione nazionale contro la mafia di 40 anni fa è stato l’incontro con Mimmo Lucano, vittima di un’intollerabile persecuzione, tutta politica, per smantellare, con motivazioni ridicole, un’esperienza di ricostruzione di una comunità fondata sulla convivenza tra i vecchi cittadini di Riace e i nuovi cittadini, in nome di una comune umanità. Un mondo sempre più disumano non può tollerare chi opera per creare un altro modo di essere e di vivere. 
I grillini sono corresponsabili di questi atti persecutori, che si inseriscono in una strategia che condanna a morte o all’emarginazione centinaia di migliaia di persone che fuggono dalle guerre, dalla miseria e dai disastri ambientali, prodotti da un sistema che vuole perpetuarsi erigendo muri e fili spinati.
Per queste ragioni ci siamo opposti a uno show che squalifica chi voleva metterlo in atto.
https://www.pressenza.com/it/2019/05/i-cinquestelle-e-lo-show-su-peppino-impastato/Umberto Santino, Giovanni Impastato, Carlo Bommarito su:

domenica 5 maggio 2019

I 70 anni della NATO - Video


I 70 ANNI DELLA NATO: QUALE BILANCIO STORICO?

USCIRE DAL SISTEMA DI GUERRA, ORA.


Il video è relativo alla prima parte del convegno internazionale tenutosi a Firenze il 7 Aprile 2019.


-          Introduzione di Giuseppe Padovano, Coordinatore CNGNN;
-          Intervento di Jean Toschi Visconti, Scrittrice e Giornalista /CNGNN;
-          Intervento di Manlio Dinucci, Giornalista /CNGNN;
-          Intervento di Michel Chossudovsky, Prof. di Economia, presidente e direttore del Centre for Research on Globalization (CRG).

Sostieni la campagna per l'uscita dell'Italia dalla NATO - per un’Italia neutrale.

-   per portare l'Italia fuori dal sistema di guerra
-   per attuare l'articolo 11 della Costituzione
L’Italia, facendo parte della Nato, deve destinare alla spesa militare in media 52 milioni di euro al giorno secondo i dati ufficiali della stessa Nato, cifra in realtà superiore che l’Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca sulla Pace quantifica in 72 milioni di euro al giorno. 
Secondo gli impegni assunti dal governo nel quadro dell’Alleanza, la spesa militare italiana dovrà essere portata a oltre 100 milioni di euro al giorno. 
È un colossale esborso di denaro pubblico, sottratto alle spese sociali, per un’alleanza la cui strategia non è difensiva, come essa proclama, ma offensiva. 

https://www.change.org/p/la-campagna-per-l-uscita-dell-italia-dalla-nato-per-un-italia-neutrale




venerdì 3 maggio 2019

Albero della Pace


L’ALBERO DELLA PACE E DEL DISARMO E’ PIANTATO:
IL GIARDINO DELLA PACE ALLE SCUOLE RODARI DI CECINA

“La Rinascita del tempo”, REVIVE TIME, è il progetto artistico attraverso il quale il Tavolo per la Pace  della Val di Cecina sta promuovendo e diffondendo il Giardino della Pace con la pianta di caki erede dagli alberi sopravvissuti al bombardamento statunitense su Nagasaki e ricevuti da Nagasaki nel contesto del progetto internazionale “Revive time” kaki tree project. Lunedi 29 aprile abbiamo realizzato un altro Giardino della Pace, questa volta nelle scuole primarie Rodari di Cecina. Se ne può trovare un altro alle scuole medie Galilei di Cecina e uno sorgerà nel giardino pubblico dietro la Biblioteca comunale di Cecina. Altri si trovano  a Castagneto alla scuola G. Borsi e a Donoratico nel parco pubblico delle Sughere.
Si tratta di una specie dell’albero del caki detta “Tongo” e tramite gli alberi di seconda generazione nati da quelli  sopravvissuti alla bomba atomica intendiamo trasmettere i messaggi della forza della vita e della tenacia nel superare le difficoltà, riflettendo sull’importanza della Pace e del disarmo come pilastro centrale della società del futuro, senza armi nucleari e senza guerre.
Non è mai stato così grande il rischio di un conflitto nucleare. L’ONU ha prodotto un nuovo Trattato di proibizione del nucleare che l’Italia non ha ancora firmato ma che il nostro paese dovrebbe onorare quanto prima per tutelare i cittadini italiani e il resto dell’umanità da questa incredibile follia autolesionista.
La Pace è un bene comune senza colori politici e dovrebbe essere elevato a principio irrinunciabile senza il quale non può esserci sviluppo. Pace non può restare una parola astratta ma deve guidare le politiche a tutto campo pensando a un mondo senza guerre per le generazioni future.







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Il coordinatore della Bassa val di Cecina: Jeff Hoffman  cell. 3288077994

Segreteria Tavolo per la Pace della val di Cecina
Comune di Castagneto Carducci (LI)
Via della Repubblica 15/B
Tel 0565 778276 - Fax 0565 763845 - cell. 3332526023


giovedì 18 aprile 2019

Regionalismo differenziato


REGIONALISMO DIFFERENZIATO
Aggressione nascosta all’assetto dello Stato?

di Jeff Hoffman – Coordinatore del Tavolo per la Pace della Val di Cecina
La proposta del Governo di riforma del Regionalismo differenziato è un classico esempio di aggressione nascosta all’assetto dello stato perché tende a dividere il paese ed è l’esatto opposto di quanto invece prevede il federalismo che di solito tende a unire un paese, non a spaccarlo.
Ma il messaggio martellante  trasmesso a reti unificate risale a diverso tempo fa e ripete sempre lo stesso  mantra: La Costituzione deve essere riformata.
La manifestazione mediatica della crisi istituzionale oltre che economica è stato il grilletto che ha sparato i colpi alla Carta Costituzionale che viene delegittimata da almeno un ventennio. Il processo, ci ha spiegato anche il Prof Domenico Gallo, nell’iniziativa promossa dall’ANPI la settimana scorsa a Rosignano è iniziato nel 96 con lo spettro della lega nord e l’invenzione del “popolo  della padania”. In questo caso i ricorso al mito dell’autodeterminazione dei popoli è un grande errore verso tutti i popoli che non ne possono godere e fra i quali, lo possiamo dire, c’è anche il popolo italiano la cui sovranità è stata svenduta tramite patti tuttora segreti o nascosti nel famoso “armadio della vergogna” dove sono ancora custodite le prove dei crimini nazisti in Italia e la volontà di abbuiare tutto e non fare i conti con la Storia.
In seguito, nel 2001, sotto il governo di destra siamo passati alla riforma del titolo quinto.
In un quadro più allargato si potrebbe temere che lo scopo finale di questa guerra alla Costituzione sia quello di tagliar fuori lo Stato dalle competenze dei Principi Fondamentali. Solo che a pensarci meglio i principi fondamentali sono stati calpestati dall’immediato dopo guerra, con il patto di Washington del  1951 per l’assistenza militare da parte degli Stati Uniti  agli altri stati alleati.
Come ne possiamo uscire? Unendo la popolazione che ha votato al referendum contro la riforma renziana della Costituzione sullo stesso medesimo punto: il tradimento sistematico della Costituzione dovuto all’occupazione militare, economica, politica e mediatica degli stati uniti d’America. Puntando al rispetto dell’articolo 11 della costituzione che ripudia la guerra. Non la rifiuta e basta, la ripudia! Puntando al disarmo nucleare immediato di questo paese e firmando il trattato per la proibizione del nucleare ne potremmo venir fuori.
Sarebbe il primo passo vero verso la Liberazione. A proposito del significato del 25 Aprile!

Il Coordinatore del Tavolo per la Pace: Jeff Hoffman

Segreteria Tavolo per la Pace della val di Cecina
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