venerdì 11 gennaio 2019

Comunicato



COMUNICATO

Il Tavolo per la Pace della Val di Cecina e l’Arci Bassa Val di Cecina accolgono con soddisfazione la notizia della settantesima firma del nuovo trattato ONU di Luglio 2017 per la proibizione delle armi nucleari. Si tratta della Cambogia.
Per rendere il Trattato esecutivo lo devono ratificare 50 paesi, per adesso siamo a 19 ratifiche e 70 firme, e prosegue intensamente l’impegno per far crescere il numero dei paesi nei prossimi mesi.
Molti dei nostri Comuni hanno già votato all’unanimità una mozione proposta dal Tavolo per la Pace volta a promuovere il trattato e a richiederne la firma da parte del nostro paese.
Noi torniamo a chiedere a loro, a tutte le istituzioni ed alle scuole di ogni ordine e grado, di porre al centro della loro agenda politica e dei programmi di studio, il valore della Pace, del disarmo e del pensiero di Aldo Capitini, filosofo del pensiero nonviolento.
Come noto, il programma della difesa degli Stati Uniti prevede di sostituire le 70 bombe atomiche presenti sul territorio italiano, B61, con altrettanti ordigni nucleari di ultima generazione, B61/12 , molto più devastanti,  e maneggevoli, trasportabili con gli aerei F35.
Inoltre, specifica il comunicato del ministero della difesa, la B61-12, “può essere sganciata anche da cacciabombardieri Tornado PA-200, tipo quelli del 6° Stormo dell’Aeronautica italiana schierati a Ghedi (Brescia), pronti all’attacco nucleare attualmente con 20 bombe B61, in attesa che arrivino anche all’aeronautica italiana i caccia F-35 nei quali, annuncia la U.S. Air Force, «sarà integrata la B61-12”.
Piloti dell’esercito italiano sono formati per sganciare bombe atomiche USA, e questo non dovrebbe essere permesso.
Mentre assistiamo alla corsa al riarmo degli Stati Uniti e di altre potenze, il Tavolo per la Pace e l’Arci lanciano un appello a tutti perché si torni a lavorare per il disarmo e per la Pace.
Il 18 gennaio saremo presenti al presidio di protesta insieme alla rete civica livornese contro la guerra per la movimentazione di armi e munizioni fra Camp Darby, il porto nucleare di Livorno e l’Arabia Saudita, Nazione che sta portando impunemente avanti un genocidio nello Yemen con le armi che passano dalla Toscana.
Il 18 gennaio dalle 16 alle 19 in via Grande a Livorno noi ci saremo, per chiedere ancora una volta la chiusura del porto alle navi che portano e caricano armi.
Transito che dura da alcuni decenni in barba non solo alle leggi nazionali e internazionali ma anche a quelle dello stesso patto atlantico !

Segreteria Tavolo per la Pace della val di Cecina
Comune di Castagneto Carducci (LI)
Via della Repubblica 15/B
Tel 0565 778276 - Fax 0565 763845 cell. 3332526023
Blog: http://tavoloperlapace.blogspot.it

Trattato proibizione armi nucleari


E’ la Cambogia il 70° stato a firmare il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari


Il 9 di gennaio la Cambogia è stata il primo paese a firmare quest’anno il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari, il settantesimo in assoluto. Il trattato entrerà in vigore quando sarà firmato e ratificato da almeno 50 stati. Le ratifiche sono per ora ferme a 19.
Tutti i dettagli sulla situazione sono continuamente aggiornati sul sito di ICAN
Con un messaggio fatto circolare da Tim Wright la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN) ha accolto con gioia la firma da parte della Cambogia.
Tutte le nazioni del sud-est asiatico, ad eccezione di Singapore, sono ora firmatarie del trattato. La Thailandia e il Vietnam hanno inoltre già  ratificato il trattato, mentre altri paesi della regione dovrebbero ratificarlo quest’anno. Durante i negoziati del  trattato, la Cambogia aveva espresso profonda preoccupazione per le grandi “conseguenze umanitarie derivanti dall’uso di armi nucleari” e ha dichiarato che l’eliminazione è “l’unica garanzia contro l’uso o la minaccia di uso di armi nucleari”.
                                                                                                   fonte:

Un po’ di storia:
Il trattato per la proibizione delle armi nucleari / trattato per la proscrizione delle armi nucleari o trattato per la messa al bando delle armi nucleari, è il primo trattato internazionale legalmente vincolante per la completa proibizione delle armi nucleari, rendendole illegali, in un percorso verso la loro completa eliminazione.
È stato adottato da una conferenza delle Nazioni Unite il 7 luglio 2017, aperto alla firma a New York il 20 settembre 2017, ed entrerà in vigore 90 giorni dopo la ratifica di almeno 50 stati.
Secondo le istruzioni dell' Assemblea generale delle Nazioni Unite adottate nel dicembre 2016, i negoziati per il trattato sono iniziati presso le Nazioni Unite a New York nel marzo 2017 e sono proseguiti dal 15 giugno al 7 luglio 2017.
I paesi che hanno partecipato accreditati sono 129, 7 le organizzazioni internazionali tra le quali l'Unione europea e la Croce Rossa Internazionale, numerose le organizzazioni non governative (tra cui la International Campaign to Abolish Nuclear Weapons).
Dei 195 Stati potenziali partecipanti (193 membri dell'ONU, più lo Stato Vaticano e la Palestina), 66 non hanno partecipato formalmente ai negoziati.
Tra questi si distinguono tutti gli stati con armi nucleari (Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, Israele, India, Pakistan e Corea del Nord) e gli stati parte di alleanze militari che includono la deterrenza nucleare quali gli Stati della NATO (a eccezione dei Paesi Bassi), la Corea del Sud, il Giappone, l'Australia.
Alla votazione sul testo finale del trattato, il 7 luglio 2017, hanno partecipato 124 paesi, con 122 voti a favore, un voto di astensione (Singapore) e un voto contrario (Paesi Bassi).
In Italia il dibattito politico a seguito dell'approvazione del trattato si è svolto al Senato, il 18 luglio 2017, e alla Camera, il 24 luglio 2017.
In base all'articolo 13, il trattato è stato aperto alla firma di tutti gli stati presso il quartier generale delle Nazioni Unite a New York il 20 settembre 2017. Tra il 20 e il 22 settembre è stato firmato da 53 stati, tre dei quali (Guyana, Santa Sede e Thailandia) l'hanno anche immediatamente ratificato.
In base all'articolo 15, il Trattato entrerà in vigore 90 giorni dopo il deposito del cinquantesimo strumento di ratifica.
Si arriva così oggi al 70° Stato firmatario: la Cambogia; ma non basta !
Speriamo di riuscire presto a vedere l’entrata in vigore del Trattato: finora sono solo 19 i paesi che lo hanno ratificato ma, come già detto per diventare vincolante ne occorrono 50, che è un numero molto alto per un trattato internazionale.
Raggiunto quel numero nessuno potrà obiettare: perché le armi nucleari saranno ufficialmente illegittime! Finalmente potremo mettere la parola fine alle armi nucleari!



giovedì 10 gennaio 2019

Coordinamento toscano contro Camp Darby


Coordinamento toscano pro-tempore contro camp darby, per la Pace e la Costituzione

Castagneto Carducci, li 9/1/2019

Il Tavolo per la Pace della val di Cecina sta cercando di coordinarsi con altre realtà associative toscane per ricreare, con più forza, un movimento contro la militarizzazione, sempre più crescente, in Italia e in Toscana in particolare.
Il 26 gennaio alle ore 15.30 presso la Casa del Popolo di Ponte a Elsa, via Livornese 325, Empoli si riunirà, infatti, il coordinamento toscano pro-tempore contro camp darby, per la Pace e la Costituzione, dove si deciderà l'organizzazione di eventi che porteranno ad una manifestazione nazionale prevista per il 4 o il 6 aprile prossimo.
E' indispensabile la partecipazione attiva di tutti quelli a cui lo status quo in termini di militarizzazione e guerre, non piace.
Oltre alla partecipazione, Vi chiediamo, per favore, la diffusione ai vostri contatti, grazie.

Il coordinatore della Bassa val di Cecina : Jeff Hoffman  cell. 3288077994

Segreteria Tavolo per la Pace della val di Cecina
Comune di Castagneto Carducci (LI)
Via della Repubblica 15/B
Tel 0565 778276 - Fax 0565 763845 cell. 3332526023
Facebook/Tavolo per la Pace


Dopo l’assemblea degli “autoconvocati” di Firenze, Empoli, Livorno, Cecina, Pisa del 12 dicembre 2018 al circolo Pisanello di Pisa, dopo l’assemblea del comitato No Camp Darby del 3 gennaio al circolo Alhambra di Pisa, dopo il presidio del 5 gennaio promosso dall’associazione di Amicizia fra i popoli Italia-Cuba davanti a Camp Darby, dopo l’assemblea della Rete Civica Livornese Contro la Nuova Normalità della Guerra del 9 gennaio a Livorno alle Cicale Operose, dopo l’assemblea del Comitato Nazionale No Guerra No Nato del 12 gennaio alla Casa del Popolo di Peretola a Firenze

>per continuare la comune Campagna Globale in solidarietà con le giuste cause dei popoli nella loro lotta contro l’aggressione militare straniera, l’occupazione, l’interferenza nei loro affari interni e l’impatto ambientale e sanitario delle basi militari US/NATO
> per sostenere azioni e iniziative coordinate in questo 2019 che rafforzino l’allargamento delle azioni e la cooperazione
> per sostenere ogni azione e iniziativa, come la mozione del 26 luglio scorso presentata in Consiglio regionale, volta a far sottoscrivere al governo italiano il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari approvato in sede ONU il 7 luglio 2017
> per sostenere la mozione della V Commissione permanente del Consiglio comunale di Livorno a Sindaco e Giunta di Livorno di farsi promotori di una conferenza internazionale tesa a dichiarare il Mediterraneo e il Medio Oriente mare e area libera da armi nucleari tramite accordi internazionali analoghi a quelli che tra il 1985 e il 1996 istituirono quattro zone libere da armi nucleari (America Latina 1985, Pacifico del sud 1985, sud est Asiatico 1995, Africa 1996)
> per incalzare la Giunta regionale toscana a dare seguito alla mozione unanime del Consiglio regionale dell’ottobre del 2016 affinché il Governo rispetti il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari e, attenendosi a quanto esso stabilisce, faccia sì che gli Stati Uniti rimuovano immediatamente qualsiasi arma nucleare dal territorio italiano e rinuncino a installarvi le nuove bombe B61-12 e altre armi nucleari
> per fare un passo avanti verso l’obiettivo di dare, nelle mobilitazioni globali di massa contro il Summit del 70° anniversario della NATO, particolare attenzione alla base statunitense di Camp Darby di Tombolo, Pisa, la più grande santabarbara dell’esercito statunitense del pianeta al di fuori degli USA, adesso oggetto d’importanti lavori e interventi sulla logistica del territorio per migliorarne efficienza e rapidità nella movimentazione delle armi
incontro sabato 26 gennaio
a partire dalle ore 15,30 alla Casa del Popolo di Ponte a Elsa *
via Livornese 325 a Empoli (FI)
di tutti coloro, movimenti e organizzazioni, che intendono lavorare strettamente gli uni con gli altri in modo coordinato

Empoli, 7 gennaio 2019

* prenotazioni per la cena al numero 0571 932620



mercoledì 2 gennaio 2019

Guantanamo


Presidio davanti a Camp Darby per Guantanamo

Il Tavolo per la Pace della Val di Cecina parteciperà insieme alla rete civica livornese contro la nuova normalità della guerra al presidio davanti a camp darby promosso dall’Associazione Italia-Cuba per chiedere la restituzione della basa di Guantanamo al popolo di Cuba. Al contempo chiediamo l’immediata cessazione dei lavori di potenziamento della base di camp darby attraverso la quale il pentagono sta infrangendo le regole dettate dal 3° articolo del patto atlantico meglio noto come N.A.T.O.
Il presidio avrà inizio alle ore 11 di sabato 5 gennaio di fronte all’ingresso principale di camp darby

Guantanamo, Cuba.
Per i millenials e per tutte le vittime della propaganda è “una prigione per terroristi islamici” e il simbolo della lotta globale al terrorismo. Per la storia e la geografia invece, si tratta di una delle tante zone della terra occupate dal braccio armato dell’Amerika: il pentagono. In Italia ne sappiamo qualcosa anche se tendiamo a dimenticarcene. Abbiamo più di cento basi militari disseminate sul suolo italiano ma neanche quelli che parlano di sovranismo sembrano preoccuparsene, e continuano ad evitare come la peste l’argomento “sovranità” che la Carta Costituzionale nomina sin dal primo articolo.
Guantanamo non è  nata come una prigione,  è un’enorme base militare nella parte sud est dell’isola caraibica di Cuba che risale al 1898.
Se facessimo un sondaggio fra gli studenti scopriremmo che pochi sanno di cosa si tratta, e che nessun giovane italiano, seppur interconnesso sui social, percepisce il proprio paese come un territorio occupato. E’ probabile che le giovani generazioni degli indiani d’America non sentano di essere prigionieri, ci sono nati dentro alle riserve e  per loro è la normalità. Lo stesso accade per i giovani italiani; il pentagono non si è limitato ad occupare militarmente l’intero territorio italiano ma ha esteso l’occupazione alle menti della popolazione. La militarizzazione delle menti, come l’ha definita Manlio Dinucci, geografo e giornalista. Chi abita vicino alla base di camp darby ha per lo più la sensazione di “essere al sicuro”, ed è questa la vera vittoria che gli americani hanno ottenuto sul popolo italiano. “Se c’è qualcosa di cui aver paura sono i terroristi islamici”… lo può dire chiunque.  Il know how del pentagono sull’uso del “grande fratello” è una verità ormai riconosciuta anche dalla letteratura. Ci sono persino serie televisive a descrivere le manovre di potere dei governi usa, ma allora perché gli analisti ed opinionisti dell’intelligéntzia continuano a negare i motivi del riarmo convenzionale e nucleare degli stati uniti?
Che ognuno trovi la sua risposta.
Nel frattempo c’è qualcuno che dal basso prova a smuovere le acque. Il presidio del 5 gennaio davanti a camp darby ha lo scopo di allargare la protesta contro le basi usa e nato in solidarietà con il popolo cubano al quale ci sentiamo vicini. Che gli usa restituiscano il terreno che hanno occupato militarmente: a Cuba Guantanamo e a noi camp darby, e tutti quei milioni di km quadrati che ci hanno sottratto insieme alla sovranità politica ed economica, limitando così anche il nostro potenziale di sviluppo. Gli stati uniti e il pentagono non possono continuare a giocare a risiko col mondo affamando, uccidendo e bombardando intere popolazioni. Se vogliono continuare a farlo  che lo facciano da soli. Vogliamo il rispetto delle convenzioni internazionali. Siamo per un Italia neutrale e in pace, che cooperi con tutti e che ridistribuisca quell’enorme fiume di denaro destinato alle spese militari, destinandolo allo sviluppo e alla tutela del territorio.
Basta guerre, vogliamo attuare l’art. 11 della Costituzione !

5 gennaio ore 11.00 di fronte all’ingresso principale di damp darby

https://www.facebook.com/events/316110445666762/


mercoledì 21 novembre 2018

20 anni di Teatro Reportage



Teatro di Nascosto Hidden Theatre
Festival
20 anni di teatro reportage
teatro, concerti, proiezioni, incontri

23 ‐ 25 Novembre 2018 Volterra, Toscana
Direzione Artistica Annet Henneman

20 anni di viaggi e di lavoro in Iraq, Iran, Palestina, Egitto, Kurdistan Turco/Iracheno, Siria, Giordania, Libano, India, Italia, Slovenia, Olanda, Francia, Spagna, Germania, Danimarca, Belgio, Regno Unito, condividendo le storie di coloro che vivono in territori di conflitto attraverso gli strumenti del Teatro Reportage, monologhi, canzoni, film, radio, teatro di strada



Più di cento persone riunite
Attori, giornalisti, membri d gruppi internazionali
Per condividere la vita quotidiana nei territori di conflitto
Attraverso teatro, musica, video e incontri

Nato nel 1997, il Teatro di Nascosto Hidden Theatre ha creato il Teatro Reportage, un metodo che coniuga giornalismo e teatro, nel quale gli attori si sottopongono a un rigoroso training che abbraccia diversi piani, mentale, fisico, vocale, antropologico, unitamente all’indagine giornalistica. Dopo anni di viaggi, di vita all’interno delle comunità, di performance in Medio Oriente ed Europa con attori professionisti, ci siamo riuniti a Volterra per collegare e coprodurre un unico Festival, che dia voce a coloro che vivono in totale isolamento nelle zone di conflitto.




“Vorrei che il pubblico vivesse per un attimo, anche per pochi minuti, quello che la gente di Palestina, Irak, Kurdistan, Egitto, Siria vive quotidianamente in termini di occupazione, oppressione, guerra, dove le bombe cadono tutti i giorni, una realtà che sappiamo esistere, ma che sentiamo molto distante”       [Hannet Henneman]



Futuro La Radio
A partire dal 2015, il gruppo internazionale edita La Radio,
uno spazio online che ha l’obiettivo di far conoscere al pubblico internazionale
la vita quotidiana nei territori di conflitto, in Italiano, Inglese, Arabo e Curdo.

Con testimonianze personali, canzoni piene di memoria,
riprese dal vivo di situazioni di emergenza,
album fotografici di casa e di viaggio,
insieme ad articoli di approfondimento su situazioni politiche,
speranze e paure.





martedì 13 novembre 2018

I distruttori della Libia ora per la Libia


I distruttori della Libia ora «per la Libia»

[di Manlio Dinucci]
Dopo il fallimento di Emmanuel Macron nella ricerca di una soluzione alla crisi libica, ora è la volta di Giuseppe Conte di fare un tentativo. Roma è favorita rispetto a Parigi, dal momento che gode del sostegno della Casa Bianca. Tuttavia, ci sono poche possibilità che si pervenga a un qualsivoglia risultato: le “buone fatine” di oggi non sono altro che i lupi che ieri hanno divorato la Libia.
Una mezzaluna (simbolo dell’islamismo) raffigurata come uno stilizzato emisfero che, affiancato da una stella e le parole «for/with Libya» (per/con la Libia), rappresenta «un mondo che vuole porsi dalla parte della Libia»: è il logo della «Conferenza per la Libia» promossa dal governo italiano, come evidenzia il tricolore nella parte inferiore della mezzaluna/emisfero.
La Conferenza internazionale si concluderà oggi a Palermo, in quella Sicilia che sette anni fa è stata la principale base di lancio della guerra con cui la Nato sotto comando Usa ha demolito lo Stato libico. Essa veniva iniziata finanziando e armando in Libia settori tribali e gruppi islamici ostili al governo di Tripoli e infiltrando nel paese forze speciali, tra cui migliaia di commandos qatariani camuffati da «ribelli libici».
Veniva quindi lanciato, nel marzo 2011, l’attacco aeronavale Usa/Nato durato 7 mesi. L’aviazione effettuava 30 mila missioni, di cui 10 mila di attacco, con impiego di oltre 40 mila bombe e missili. L’Italia, per volontà di un vasto arco politico dalla destra alla sinistra, partecipava alla guerra non solo con la propria aeronautica e marina, ma mettendo a disposizione delle forze Usa/Nato 7 basi aeree: Trapani, Sigonella, Pantelleria, Gioia del Colle, Amendola, Decimomannu e Aviano.
Con la guerra del 2011 la Nato demoliva quello Stato che, sulla sponda sud del Mediterraneo di fronte all’Italia, aveva raggiunto, pur con notevoli disparità interne, «alti livelli di crescita economica e sviluppo umano» (come documentava nel 2010 la stessa Banca Mondiale), superiori a quelli degli altri paesi africani. Lo testimoniava il fatto che avevano trovato lavoro in Libia circa due milioni di immigrati, per lo più africani.
Allo stesso tempo la Libia avrebbe reso possibile, con i suoi fondi sovrani, la nascita in Africa di organismi economici indipendenti e di una moneta africana. Usa e Francia – provano le mail della segretaria di stato Hillary Clinton – si erano accordati per bloccare anzitutto il piano di Gheddafi di creare una moneta africana, in alternativa al dollaro e al franco Cfa imposto dalla Francia a 14 ex colonie africane.
Demolito lo Stato e assassinato Gheddafi, nella situazione caotica che ne è seguita è iniziata, sul piano internazionale e interno, una lotta al coltello per la spartizione di un enorme bottino: le riserve petrolifere, le maggiori dell’Africa, e di gas naturale; l’immensa falda nubiana di acqua fossile, l’oro bianco in prospettiva più prezioso dell’oro nero; lo stesso territorio libico di primaria importanza geostrategica; i fondi sovrani, circa 150 miliardi di dollari investiti all’estero dallo Stato libico, «congelati» nel 2011 nelle maggiori banche europee e statunitensi, in altre parole rapinati.
Ad esempio, dei 16 miliardi di euro di fondi libici, bloccati nella Euroclear Bank in Belgio e Lussemburgo, ne sono spariti oltre 10. «Dal 2013 – documenta la Rtbf (radiotelevisione francofona belga) – centinaia di milioni di euro, provenienti da tali fondi, sono stati inviati in Libia per finanziare la guerra civile che ha provocato una grave crisi migratoria». Molti immigrati africani in Libia sono stati imprigionati e torturati dalle milizie islamiche.
La Libia è divenuta la principale via di transito, in mano a trafficanti e manovratori internazionali, di un caotico flusso migratorio che nel Mediterraneo ha provocato ogni anno più vittime delle bombe Nato del 2011. Non si può tacere, come hanno fatto perfino gli organizzatori del controvertice di Palermo, che all’origine di questa tragedia umana c’è la guerra Usa/Nato che sette anni fa ha demolito in Africa un intero Stato.



Bombardamenti a Gaza

Bombardamenti a Gaza….

… come recitava una famosa canzone di tanti anni fa “prendo il giornale e leggo che…” toh, un bombardamento nella striscia di Gaza…
Già di suo definire “striscia” il territorio dove vive legittimamente un popolo, ha “qualcosa di strano” (umiliante direi) e poi, in realtà nessun giornale stamattina ha scritto di bombardamenti nella striscia di Gaza… ma la notizia c’è.
Si, figuriamoci, gli israeliani bombarderebbero ancora i Palestinesi… e poi…., mah chissà a quando risale questa notizia…. è di oggi !
Già, nessun giornale ne parla, i “media” in questo periodo si occupano della Legge finanziaria, del movimento “Si TAV” (ohibò), di immigrati clandestini e di quant’altro possa fare “audience”…
Ma nella striscia di Gaza e per la gente che ci vive è stata una notte molto lunga dopo che, qualche ora fa, un blitz delle forze armate israeliane a Khan Yunis ha portato all’uccisione di 6 palestinesi (2 erano leader delle “Brigate al-Qassam”, il braccio armato di Hamas). L’unità israeliana, inseguita dalle fazioni palestinesi, sarebbe riuscita a darsi alla fuga grazie ai pesanti bombardamenti nell’area da parte dell’aviazione di Tel Aviv. In conseguenza delle notizie che giungono dalla Striscia, il premier israeliano Netanyahu ha accorciato la visita a Parigi ed è già di ritorno in Israele.
In questo momento almeno 30 razzi sono stati lanciati dalla Striscia in territorio israeliano in risposta all’aggressione israeliana. Se Israele voleva trovare un pretesto per avviare un’offensiva più ampia nel piccolo lembo di terra palestinese assediato da Tel Aviv da 11 anni – da tempo lo promette il ministro alla difesa istigato anche dalle critiche di “debolezza” rivoltegli dal ministro dell’educazione – con l’operazione militare sotto copertura di stasera ha fatto un passo molto pericoloso in avanti.
AGGIORNAMENTO: Le vittime palestinesi sono 7. Esercito israeliano conferma che un militare israeliano è stato ucciso e un altro è stato ferito.

La notizia scorre solo sui “social media”, letta solo da chi in mezzo a tanti uomini conserva ancora un briciolo di umanità da preoccuparsi per i suoi simili che soffrono e soccombono…

E poi c’è Annet Henneman, che già stamattina ha pubblicato sul suo profilo Facebook il dialogo intercorso con Mahmoud…
Lei che in 20 anni di “Teatro Reportage ci ha già raccontato di viaggi e delle vite di coloro che vivono l’occupazione, l’oppressione, la guerra, attraversando aree di conflitto in Medio oriente: Iraq, Iran, Kurdistan, Siria, Egitto, Palestina, avendo vissuto per lunghi periodi con le persone di queste aree martoriate….

ve lo propongo integralmente:

Mahmoud che mi scrive dal rifugio in giro per la notte: Qui 5 famiglie - circa 28 persone qui - donne e bambini….
Annet: avete dei materassi e un posto dove stendervi?
Mahmoud: siamo sotto una casa io non sono in casa mia - io e tutta la mia famiglia e molte famiglie usciamo dal campo in spiaggia…
Annet: Mahmoud, c’è ancora il bombardamento lì?
                   - Nessuna risposta -
Ore 01:39 - Annet: come stai?
Ore 04:29 Mahmoud: ancora bombardamento cara, ancora bombardamento… non riusciamo a dormire…
non possiamo dormire…. ancora bombardamento, cerchiamo di chiamare chiunque possa darci latte per i bambini, acqua, qualsiasi cosa, cibo, siamo cinque famiglie qui…. non possiamo dormire…. ancora una volta bombardamenti…. guerra….
Annet: sei senza cibo?
Mahmoud: da ieri mia cara, da ieri…
Annet: avete elettricità? Acqua?
Mahmoud: No, no. Io non sono in casa mia sono sotto casa con molte persone – rifugio….
Annet: niente?
Mahmoud: non abbiamo niente ora e non riusciamo ad uscire - chiunque vada in strada morirà - cerchiamo di trovare soluzione ma brutta situazione….
Annet: i bambini? Hanno fame? Sete ?
Mahmoud: tutti qui piangono, si, hanno bisogno di latte - ooh mio Dio - perché perché è così. Perché? Io non dormo da 39 ore, credimi - sono così stanco ma non riesco a dormire - non so che dire sono stanco non posso più parlare non posso…. 
Annet: Saleh è lì con i bambini?
Mahmoud: Si, si….
Annet: la madre ha ancora il latte?
Mahmoud: siamo in una grande stanza. Non abbiamo cucina….
Annet: quanto tempo hai ancora con la batteria del tuo telefono?
Mahmoud : 13 % ....
Annet: usalo poco per favore….. latte della mamma intendo, per il bambino?
Mahmoud : no non ce l'abbiamo - cerchiamo di chiamare qualcuno se uno può venire da noi….
Annet: Pensi che qualcuno possa venire?

            - silenzio nessuna risposta per ore –

Saleh, fratello Mahmoud, dallo stesso rifugio:
Cerco di confortare i miei figli. Ma cosa posso dire a loro, questi sono fuochi d'artificio? Esplosioni enormi a due metri di distanza da casa mia. Bambini, la verità è: ho mentito quando ho detto che siamo al sicuro e che questi sono fuochi d'artificio. Siamo sotto occupazione. Come fa a finire tutto questo? Potrebbe sembrare inutile essere vivi a Gaza……

GRAZIE ANNET                                    [ Benedetto Randazzo ]